Lo pestano in due e patteggiano, l'avvocato di parte civile: «Non hanno mai chiesto scusa»

UDINE. Quando quei pugni lo hanno raggiunto al viso e al collo si è chiesto il perché. A due anni da quei fatti la risposta non c’è, ma c’è una sentenza, visto che il processo avviato dalla denuncia di un 27enne udinese, vittima di un pestaggio, si è chiuso in tribunale dinanzi al giudice Giulia Pussini con un patteggiamento a 5 mesi di reclusione, pena sospesa, a carico di Davide Riccardi, 24enne di Grado, e del coetaneo Marco Bergamasco di Fiumicello.

Una conclusione che ha suscitato il disappunto dell’avvocato di parte civile: «Da loro – protesta – non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata di scuse o una proposta di risarcimento».

A ricostruire la successione di quegli eventi è proprio la vittima, finita in ospedale con una frattura delle ossa nasali e oggi costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico per risolvere i problemi di respirazione che lo affliggono dall’estate del 2018.

Era l’alba del 23 giugno, un sabato che salutava il popolo della notte dopo ore trascorse in discoteca a Lignano Pineta, e il 27enne udinese si era infilato in una piadineria per far colazione. «Stavo ordinando, quando alle mie spalle è arrivato un gruppetto di ragazzi che hanno cominciato a farmi il verso – racconta – mi sono girato e li ho invitati a smetterla, poi sono stato raggiunto dai colpi».

Il fascicolo aperto dal pm Luca Olivotto ha ipotizzato il reato di lesioni aggravate a carico di entrambi gli imputati. Secondo l’accusa, Riccardi gli ha tirato un forte pugno in faccia, colpendolo al naso, mentre Bergamasco gli sferrava un gancio al collo. Entrambi erano inoltre accusati di averlo minacciato dicendogli: «Ti ammazzo quando voglio». E ancora: «Non sai con chi hai a che fare».

«Quelle frasi sono arrivate quando gli ho detto che intendevo chiamare i carabinieri e sono proseguite anche dopo» assicura il 27enne che, assistito dall’avvocato di fiducia Silvana Olivotto, si è costituito parte civile.

Riccardi, difeso di fiducia dagli avvocati Paolo Penza con Daniele Compagnone, e Bergamasco, rappresentano dai legali Giulio Mosetti e Alfonsodavide D’Angelo, hanno scelto la via del patteggiamento. L’avvocato Penza, eccependo «su una controversa ricostruzione dei fatti», ha precisato che «i ragazzi sono sicuramente pentiti di aver reagito così, ma purtroppo sono stati provocati a lungo. Il patteggiamento – ha aggiunto – è semplicemente una scelta processuale dettata dalla volontà di definire più rapidamente possibile la vicenda».

Ma per l’avvocato della parte offesa, che si prepara ad avviare una causa civile per ottenere il risarcimento, si tratta di una conclusione che lascia l’amaro in bocca: «Alla luce degli innumerevoli episodi di bullismo che hanno richiamato l’opinione pubblica – commenta Olivotto – ritengo che l’episodio di un ragazzo picchiato senza motivo da due bulli che gli hanno spaccato il naso e alterato i connotati, quindi lo hanno minacciato di morte, non possa passare sottotraccia con un patteggiamento che non è stato preceduto da una formalizzazione di scuse, né da un minimo risarcimento alla parte offesa.

Ciò – conclude – apparirebbe agli occhi del cittadino come una sorta di impunità a fronte di episodi gravi e profondamente odiosi». —

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