Pericolo zona rossa per il Fvg: secondo Fedriga «il rischio è concreto»

Attesa entro venerdì 27 la decisione del Governo. Pesano l’aumento dei ricoveri e la crescita dei contagi

UDINE. Alla fine, e per la prima volta, lo ha ammesso anche Massimiliano Fedriga, pur con tutta la prudenza del caso: il Friuli Venezia Giulia rischia di entrare, venerdì 27, in zona rossa e di dover fare i conti, per almeno quindici giorni, con una serie di limitazioni individuali ed economiche ancora più pesanti di quelle attuali.

«Il pericolo c’è – ha ammesso il presidente della Regione – anche se non abbiamo certezze assolute perché ci troviamo ad affrontare una situazione molto strana. Quando i nostri dati erano in miglioramento, infatti, il Governo ci ha inserito in zona arancione, mentre adesso saremmo paradossalmente in area gialla anche se noi, quotidianamente, ci accorgiamo che siamo più in difficoltà. Per quello come Regioni abbiamo chiesto di modificare, rendendoli più semplici, i parametri di valutazione».



I numeri, d’altronde, sono evidenti e duri anche se dopo settimane non è ancora chiaro il peso che rivestano i diversi criteri considerati nel “miscelatore” utilizzato da Istituto superiore della sanità (Iss) e Comitato tecnico-scientifico (Cts) per consegnare poi a Roberto Speranza quella sorta di pagella complessiva che porta il ministro della Salute a firmare le ordinanze con l’attribuzione dei colori alle diverse Regioni.

Un monito, d’altronde, è già stato inviato venerdì al Friuli Venezia Giulia dal presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, quando ha spiegato come il nostro territorio, al pari di Veneto e Molise, abbia serie probabilità di abbandonare la fascia di rischio moderato per entrare in quella di pericolosità elevata e non per nulla ha chiesto ai vertici istituzionali e sanitari nuovi provvedimenti restrittivi.



Ora, è quantomai difficile ritenere che la nuova ordinanza di Fedriga e lo screening in mezza dozzina di Comuni minori possano rappresentare la panacea auspicata da Roma con il destino della Regione, perciò, che si gioca tutto sui numeri. Rispetto all’ultimo monitoraggio, il Friuli Venezia Giulia è peggiorato dal punto di vista dell’occupazione delle Terapie intensive – sforando il muro del 30% di quelle destinate a pazienti Covid – e dei ricoveri nei reparti non di emergenza – pari al 40% del totale – nei vari nosocomi.



Due punti, questi, su cui aritmeticamente c’è poco da contestare, mentre qualche speranza in più pare, almeno in teoria, esserci sul numero dei contagi. Il dato settimanale dice che rispetto alla domenica precedente questi sono risultati in aumento del 30% toccando quota 5 mila 721, ma la bocciatura, in questo senso, non sembra così scontata.

Sia perché una fetta non irrilevante – siamo più o meno sulle 630 unità quindi circa l’11% – è figlia di contagi delle settimane precedenti contabilizzati soltanto in quella appena trascorsa, sia perché al ministero il delta di crescita viene calcolato soltanto sui casi sintomatici. —


 

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