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Cresce il contagio sul posto di lavoro, la Cisl lancia l’allarme: in una settimana 60 positivi nelle aziende

UDINE. Una sessantina di positivi al Covid 19 nelle fabbriche della provincia di Udine, nell’ultima settimana. È la Fim Cisl a lanciare un preoccupato Sos. Perchè se il sindacato valuta in modo positivo l’iniziativa di Confindustria per la distribuzione di tamponi rapidi nelle imprese, soprattutto quelle medie e piccole che rappresentano gran parte del tessuto produttivo della nostra regione, è altrettanto contrariato dall’assenza del tracciamento, che dovrebbe garantire il contenimento della diffusione del contagio, una volta accertata la positività al virus di un lavoratore.



Forte aumento, dunque, delle positività nelle fabbriche metalmeccaniche della provincia di Udine. Se in primavera, i casi di contagio all’interno delle aziende erano stati marginali, la seconda ondata del Covid non sta risparmiando neppure i luoghi di lavoro.

Solo nell’ultima settimana nel comparto sono stati registrati oltre 60 casi di lavoratori positivi al coronavirus, un dato riferito alle sole aziende in cui il sindacato è attivamente presente, per questo il rischio è che i numeri reali possano essere ben più alti.

Al momento, le positività dipendono da contagi avvenuti fuori dall’ambiente di lavoro, e la trasmissione tra lavoratori fino ad ora è stata scongiurata grazie ai vari protocolli sottoscritti nei mesi scorsi sia a livello territoriale che a livello aziendale e alle misure di contenimento e contrasto lì previste.

«Tuttavia – spiega il segretario della Fim Cisl, Pasquale Stasio – il vero problema che sta emergendo in maniera sempre più evidente è la totale mancanza di tracciamento da parte del Servizio sanitario all’interno dei luoghi di lavoro nel momento in cui un dipendente risulta positivo.

È sempre più raro, infatti, che ai lavoratori che sono venuti in contatto con l’infezione, venga chiesto quale sia il loro luogo di lavoro e che le aziende vengano contattate». Ne consegue che la gestione del personale entrato in contatto stretto con il positivo venga lasciata totalmente in capo alle aziende, le quali decidono se lasciare a casa i lavoratori, senza la copertura dei congedi previsti dalla norma, ed effettuare tamponi, oppure continuare a lavorare.

«Questa situazione – incalza Stasio – è inaccettabile: è impensabile che la pandemia e il tracciamento delle positività vengano lasciati al libero arbitrio e all’autogestione delle imprese, soprattutto le più piccole, che non riescono mai, se non in rarissimi casi, a sostituirsi al Servizio sanitario pubblico. Così ne va della salute di tutti».

«Come Cgil, Cisl, Uil provinciali stiamo definendo assieme a Confindustria, l’accordo per l’acquisto di altri tamponi rapidi (ne sono già stati distribuiti circa 30 mila in tutta la regione, ndr) per mettere in sicurezza le aziende del territorio e i lavoratori: è chiaro che questa emergenza va contenuta il più possibile e l’accordo va in questa direzione, anche facendo scorta dell’esperienza dei protocolli sottoscritti i mesi scorsi sui dispositivi di prevenzione, che hanno consentito fino a oggi la prosecuzione delle attività lavorative», aggiunge la coordinatrice della Cisl dell’Udinese e Bassa friulana, Renata Della Ricca.

Ma quali sono i settori dove si riscontrano le criticità più evidenti? In particolare in quello metalmeccanico, in aziende medie e grandi. Si tratta in particolare di operai, manutentori, magazzinieri, visto che gli impiegati sono quasi tutti in smart working e non hanno contatti con gli altri addetti.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica dei positivi in fabbrica, c’è da evidenziare che sono un po’ meno colpite le imprese di Udine e del Cividalese, mentre da Medio Friuli, Carnia e Valcanale e Bassa provengono parecchie segnalazioni, in particolare dalla zona industriale dell’Aussa Corno di San Giorgio di Nogaro. «Purtroppo sta saltando del tutto il tracciamento - aggiunge sconsolato Stasio - , un lavoratore ha fatto il tampone il 16 novembre, la risposta l’ha avuta dopo ben 9 giorni.

L’intera famiglia si è messa precauzionalmente in quarantena, ma la moglie e la figlia avrebbero potuto andare in giro tranquillamente, dal 16 novembre. A questo stato di cose bisognerebbe porre rimedio, ne va della salute di tutti.

I tamponi rapidi comperati da Confindustria rappresentano un passo avanti, una cosa assolutamente positiva. Ma c’è da sottolineare che si muovono i privati, questi kit diagnostici non sono stati distributi dal servizio pubblico. C’è un totale e non giustificabile cortocircuito». —


 

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