Nel Dpcm di Natale regole per spostamenti, seconde case, negozi e cenoni: le novità

A definire il colore delle Regioni anche posti letto e incidenza del contagio sugli abitanti Per i negozi dal 15 al 23 dicembre si valuta l’apertura fino a sera nelle zone gialle e arancioni 

Altro che aperture, cene al ristorante e vacanze sulle piste da sci. Per Natale il governo pensa più a chiudere che a riaprire. E per farlo si prepara a cambiare già con il prossimo Dpcm le regole che fanno accendere il semaforo che poi indirizza le regioni verso l’area rossa del lockdown, quella arancione dei bar e dei ristoranti sempre chiusi o la fascia gialla delle misure più soft. Quelle che con l’attuale sistema già a metà dicembre potrebbero regolare, senza troppi divieti, la vita degli italiani da Bolzano a Caltanissetta. Perché con l’Rt che già venerdì potrebbe essere sotto la soglia di sicurezza di uno, mano a mano tutte le regioni andrebbero a stingere i colori della stretta. Con Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Calabria che già il 27 potrebbero passare dal rosso all’arancio, fino via, via ad arrivare a metà mese ad un’Italia tutta tinta di giallo. Quindi con la libertà di spostarsi da una regione all’altra. Magari per grandi riunioni familiari sotto l’albero ad alto rischio di contagio. Ma anche con tutte le saracinesche dei negozi alzate e con i bar e ristoranti aperti fino alle 18.

Un mezzo liberi tutti che spaventa non solo gli scienziati, ma anche l’ala rigorista del governo guidata da Speranza e Franceschini, già in pressing su Conte per spiegare «che così appena sceso sotto l’1, l’Rt è destinato a risalire, ma moltiplicando ancora un ventimila casi al giorno e non qualche centinaio, come era a inizio estate, quando si delegarono ai famosi 21 indicatori aperture e chiusure».


Il problema, che hanno ben chiaro anche i tecnici delle regioni che oggi incontreranno quelli del governo in cabina di regia, è proprio l’eccessivo peso dell’Rt. Se oggi una regione ha ancora migliaia di casi al giorno e gli ospedali strapieni, basta poi un indice di contagiosità (l’Rt appunto), appena sotto l’1,25 perché si colori di giallo. Per questo l’idea è di riscrivere le regole dando più peso all’incidenza dei contagi sulla popolazione e alla saturazione dei posti letto. Una modifica che ritingerebbe a tinte più forti non poche regioni, che pure con l’Rt da giallo ci sono già o ci saranno presto. L’altro ritocco al Dpcm sarebbe quello di prevedere sempre una sosta di due settimane nell’area arancione per le regioni che dal rosso avrebbero invece i numeri per approdare direttamente in fascia gialla.

In attesa di cambiare le regole, Speranza ha intanto firmato l’ordinanza che lascia fino al 3 dicembre in fascia rossa l’Alto Adige e in quella arancione Basilicata, Umbria e Liguria. Questo, specifica sempre il provvedimento che rinnova quello analogo in scadenza, «ferma restando la possibilità di una nuova classificazione» in base ai dati del monitoraggio di venerdì prossimo. Anche se il trend delineato da quello precedente promuoverebbe già dal 1° dicembre Liguria e Umbria in zona gialla. Il colore del quale tingerebbe più di una regione il prossimo Dpcm dando meno rilievo all’Rt. Anche se il governo sotto Natale qualche concessione vuole farla. Non quella di riaprire bar, pub e ristoranti anche la sera. Tantomeno girare con “vacanze di natale” sulle piste da sci il bis del film già visto a ferragosto. Così come sembra tramontare anche l’ipotesi di fare rientrare a casa chi lavora altrove. Qualcuno pensa a un lasciapassare per il ricongiungimento dei soli parenti di primo grado bloccati dentro i confini delle regioni rosse ed arancioni, dalle quali non si può uscire se non per motivi inderogabili di lavoro o di salute. Ma c’è chi ha fatto notare che fatti riunire i figli con i genitori, ci sono poi mamma, papà e fratelli dei “congiunti” a ricreare le grandi tavolate natalizie che rischiano di trasformarsi in bombe biologiche.

Le aperture “brevi” sarebbero invece per negozi e scuole. Far perdere l’incasso delle festività per molti esercenti potrebbe tradursi in un colpo di grazia. Per questo, in una breve finestra dal 15 al 23, il governo pensa di far tenere alzate le saracinesche dei negozi fino alle 22 nell’Italia giallo-arancio, spostando a quel punto il coprifuoco alle 23 se non a mezzanotte.

«Ma se i regali si fanno “in presenza’” non possiamo dire ai ragazzi di continuare a fare lezione “a distanza”», hanno già detto a chiare lettere tanto Azzolina che il plotone di scienziati del Cts pro-scuola, capitanati dal professor Franco Locatelli e dal coordinatore Agostino Miozzo. E del resto Conte lo ha già promesso: con l’Rt sotto uno i ragazzi tornano in classe. Il 15 o il 9 è ancora oggetto del contendere. —


 

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