La svolta: via dalle case di riposo, le famiglie possono curare i nonni a domicilio

Riccardi: così risparmiano la retta e con il contributo della Regione pagano fisioterapisti e infermieri

UDINE. Cure a domicilio per le persone non autosufficienti attualmente accolte nelle strutture per anziani. La Regione cambia rotta e dà la possibilità ai familiari di garantire ai parenti, nelle loro abitazioni, le stesse cure a cui sono sottoposti nelle strutture, scegliendo fisioterapisti e infermieri. Chi opterà per questa soluzione non pagherà la retta e, utilizzando il contributo giornaliero regionale (30 euro), che ora consente di abbattere i costi, può delegare i percorsi di cura definiti dal sistema sanitario pubblico ai professionisti di fiducia.

La sperimentazione partirà a gennaio ed è destinata a far discutere, basti pensare che le cinquemila persone che ora lavorano nelle Rsa del Friuli Venezia Giulia potranno vagliare offerte forse più vantaggiose. Ieri la giunta Fedriga, su proposta del vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, ha approvato l’emendamento al disegno di legge Stabilità 2021, che assegna al progetto tre milioni di euro. Per la prima volta, la gestione dei fondi per l’abbattimento delle rette sarà affidata agli ospiti e non più alle strutture che, a questo punto, saranno valutate direttamente dai cittadini.

«In questo modo – spiega il vicegovernatore – mettiamo il controllo del servizio nelle mani dei cittadini che giudicheranno i professionisti che hanno i titoli per fare determinate prestazioni». L’obiettivo è utilizzare una quota delle risorse afferenti al Fondo sanitario per garantire progetti personalizzati di assistenza domiciliare, definiti dai sistemi sanitario e sociale di presa in carico.

«I percorsi di cura vengono definiti sempre dalla sanità pubblica – sottolinea Riccardi – noi diamo alle famiglie le possibilità e gli strumenti per mantenere a casa l’anziano». Molto dipenderà dai criteri a cui dovranno sottostare i progetti personalizzati, che saranno definiti con una prossima delibera. «Quella che abbiamo messo a punto con l’emendamento alla Legge di stabilità del 2021 – insiste il vicegovernatore – è una manovra importantissima il cui obiettivo è quello di consentire assistenza a domicilio, permettendo alle persone di mantenere le stesse abitudini all’interno del contesto familiare. La decisione, oltre a rappresentare un servizio aggiuntivo a favore del cittadino, costituisce un grande passo avanti verso la medicina territoriale, che proprio in questa pandemia ha dimostrato tutta la sua debolezza». I maggiori fondi messi a disposizione nel 2021 per l’abbattimento delle rette nelle case di riposo, «potranno quindi essere utilizzati anche a favore delle persone anziane in condizione di non autosufficienza e assistite a domicilio».



Dare la possibilità e gli strumenti per assistere a domicilio gli anziani non autosufficienti è una svolta verso il potenziamento dei servizi territoriali per la terza età. La prima conseguenza sarà che gli anziani continueranno a vivere dove hanno sempre vissuto e la seconda – aggiunge Riccardi – «è che il controllo qualità sarà nelle mani delle persone, non di commissioni o delle strutture».

Detta in altri termini se il fisioterapista non va bene il cittadino potrà sostituirlo, mentre ora deve accettare il servizio offerto dalle singole strutture. «È una rivoluzione mai attuata prima – ribadisce l’assessore –, saranno i familiari a decidere a chi rivolgersi per seguire il percorso di cura stabilito dalla sanità pubblica. Lo stesso percorso che oggi viene effettuato dentro la struttura ma con i suoi professionisti». In questo modo si vanno a sanare alcune criticità del sistema evidenziate dalla pandemia, tra queste la sicurezza e la frammentazione delle cure e il presidio clinico e igienico sanitario non sempre garantito in modo adeguato all’interno delle strutture.


 

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