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Ci si contagia a tutte le età: più colpito chi si muove e lavora. A pagare, però, sono gli anziani

UDINE. Se qualcuno crede ancora di essere al riparo dal virus, allora dovrebbe dare ascolto ai numeri e ricredersi. Fanno al caso nostro i dati che esaminano le fasce di età dei contagiati in Fvg. Le recenti rilevazioni della task-force della Regione hanno consentito di mettere a fuoco la situazione delle ultime due settimane: il virus si è diffuso in tutte le fasce di età. Ovviamente viene contagiato più facilmente chi lavora e incontra molte persone.



Negli ultimi quattordici giorni in Fvg si sono registrati circa diecimila nuovi casi. Il 3,49 per cento appartiene alla fascia da 0 a 9 anni. I neonati e i bambini quindi non sono certo immuni: sono stati relativamente interessati dal virus solo per il fatto di avere poche interazioni con altre persone e di frequentare la scuola dove le precauzioni sono adottate con rigore.

Basta salire nella categoria dai 10 ai 19 anni per assistere al raddoppio dei casi, che sono appunto pari al 6,97 per cento del totale. Si tratta di ragazzi che hanno maggiori occasioni di incontro rispetto ai più piccoli anche se in queste ultime due settimane hanno limitato movimenti e assembramenti a causa delle disposizioni di legge.



Ancora più contagi dai 20 ai 29 anni, età in cui la mobilità e il lavoro cominciano a incidere: la percentuale è del 10,38 per cento. Si sale ancora nelle categorie successive, dove le interazioni sono sempre più frequenti. Dai 30 ai 39 anni, abbiamo il 12,33 per cento dei casi, Dai 40 ai 49 il 17,06 per cento. Dai 50 ai 59 si registra la massima concentrazione dei contagi con il 20,31 per cento. Poi si comincia a scendere. Dai 60 ai 69 la percentuale cala al 12,16. Dai 70 ai 79 si arriva al 9,68 per cento. Oltre gli 80 anni soltanto il 7,62 per cento.

Gli anziani – che conducono una vita con meno movimenti e incontri – sono tra i meno infettati. Essendo però soggetti fragili e spesso colpiti da altre malattie, sono proprio loro a pagare il prezzo più alto per il contagio. E che proprio i più giovani siano un veicolo di trasmissione del virus viene spiegato da un’altra serie di dati. Si tratta della rilevazione dell’età mediana dei contagiati da coronavirus in Fvg.

Quando la pandemia esplose in marzo, l’età mediana dei malati era di 57 anni. In aprile il valore era già salito a 64 anni. In quei giorni la ricerca dei positivi si concentrò soprattutto sui casi più evidenti. Oggi il monitoraggio e il tracciamento sono molto più ampi. Proprio grazie a questa azione anche preventiva siamo ora in grado di individuare molti asintomatici e di isolarli.

Tornando alla serie storica, vediamo che il lockdown produsse effetti visibili già in maggio con l’abbassamento dell’età mediana a 55 anni, che scese in giugno a 49 anni, a 40 in luglio e a 33 in agosto, quando i casi erano stati praticamente annullati. Insomma siamo arrivati all’estate con una situazione molto alleggerita, con i decessi ridotti quasi a zero e con un contagio quasi inesistente, ma ancora circolante tra i più giovani e gli asintomatici. L’effetto negativo delle libertà che ci siamo presi nel periodo delle vacanze si rispecchia nell’aumento dell’età mediana dei positivi a settembre, risalita a 38 anni, a ottobre a 47. Ora, a novembre, siamo a 52.

«Questa estate i giovani hanno avuto più contatti e il virus è ripartito – commenta il professor Fabio Barbone, epidemiologo, docente di Igiene e sanità all’università di Udine, alla guida della task-force regionale che si occupa di coronavirus – . Chi arrivava o rientrava dai Balcani, dalla Croazia, dalla Spagna, dalla Grecia importava il Covid.

Si trattava sia di turisti, sia di persone residenti che tornavano a casa da una vacanza. Tracciando i casi positivi abbiamo anche individuato altre situazioni a rischio, come le cerimonie, i momenti conviviali successivi ai matrimoni o alle cresime, ma anche gli incontri dopo i funerali. Alla fine venivano infettati anche gli anziani. E tutto è ricominciato».

Il momento particolarmente delicato che sta attraversando il Fvg preoccupa ovviamente anche il vicegovernatore e assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che individua alcuni nodi politici su cui lavorare. «Assistiamo a un aumento dei focolai e ci rendiamo conto che ormai il virus si trasmette soprattutto in famiglia – sottolinea Riccardi – . Questa situazione mette giorno per giorno in evidenza le debolezze del sistema territoriale.

Questo sistema per ripartire ha bisogno di tante cose, ma tre sono fondamentali: un piano straordinario per le risorse umane, che non significa semplicemente solo nuove assunzioni; la revisione del rapporto con la medicina generale; un deciso riequilibrio tra medicina territoriale (a partire dal domicilio con la telemedicina) e ospedaliera». —



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