Il Covid aggrava le sue condizioni, addio all'ex odontotecnico Aleardo Monai,"nonno in carriera"

UDINE.

Aleardo Monai, 75 anni, prima odontotecnico e poi “nonno in carriera”, i suoi acciacchi li aveva e più di uno: il coronavirus è stato per lui fatale.


Se n’è andato giovedì scorso, lasciando la famiglia che risiede nella zona di Baldasseria: la moglie Vannina Rainis, con la quale aveva da poco festeggiato le nozze d’oro, i figli Alberto, grafico pubblicitario e Andrea, titolare di un salone di barbiere in via Pradamano e le tre adorate nipoti, «le sue gioie», dalla più piccola che ha pochi mesi, alla più grande che ha passato i vent’anni.

Come raccontano i suoi cari, Aleardo Monai era nato in una grotta di Resiutta, nel 1945, dunque in tempo di guerra. Ad Amaro aveva trascorso gli anni dell’infanzia e della giovinezza e, in paese, poco prima di partire militare, nel ’64, quando aveva 19 anni, aveva incontrato la donna che sarebbe poi diventata la sua compagnia di vita. «Ci conoscevamo già “di vista” – spiega la moglie –, ma lui un giorno si fece coraggio, si avvicinò e mi chiese di scrivergli. Mi disse che le mie lettere sarebbero state molto importanti per lui». Insomma, scoppiò la scintilla e così, dopo due anni di lettere, ci fu il fidanzamento.

«Ci siamo sposati nel ’70 – continuano a scorrere i ricordi –, abbiamo vissuto per sei anni ad Amaro e poi ci siamo trasferiti a Milano dove Aleardo ha lavorato come odontotecnico per otto anni. Nel 1984 siamo tornati in Friuli e lui ha aperto nella zona di via Marsala un laboratorio insieme con un socio. Quando, una dozzina di anni dopo, quest’ultimo è mancato e lui ha cominciato ad avere problemi di salute ha chiuso l’attività, ma ha continuato a collaborare con altri colleghi».

Il 19 settembre questa coppia “inossidabile” ha festeggiato i cinquant’anni di matrimonio. «L’ultimo periodo – sono ancora le parole di Vannina – è stato per lui molto felice. Era contentissimo di aver raggiunto insieme a me questo traguardo. E anche io lo ero tanto. Non solo: dentro di me ero grata ai medici – li ringrazio – che due anni fa me lo avevano salvato grazie a un intervento chirurgico. Così ci hanno regalato altro tempo assieme. Adesso questo virus non mi ha permesso di stargli accanto fino all’ultimo e questa è la sofferenza più grande. Comunque, mi piace ricordarlo come un grande nonno, affettuoso e orgoglioso delle sue nipoti».  La data dei funerali non è ancora stata stabilita.


 

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