Contenuto riservato agli abbonati

In Fvg Immuni non sfonda. Privacy? Macchè, chiede meno dati di un robot aspirapolvere

Il Friuli in coda alla classifica dei download tra le regioni: sull'app pesano le incertezze del tracciamento

Questo articolo è apparso in anteprima sulla newsletter che il Messaggero Veneto dedica ogni settimana al coronavirus. Arriva il venerdì sera ed è gratuita: per iscriverti clicca qui

UDINE.
Nei giorni scorsi, approfittando degli sconti del Black Friday, ho acquistato uno di quegli arnesi infernali che spazzano casa in autonomia. Un robottino su ruote, per intenderci. Prima di accenderlo – si premurava di avvisarmi il manuale d’istruzioni cartaceo – va scaricata un’app sul cellulare: all’applicazione ho affidato nome, indirizzo di posta elettronica e l’autorizzazione a geolocalizzarmi (dicono per mappare le stanze di casa: sarà vero?). Un bel po’ di dati per un aspirapolvere – ho pensato – ma vuoi mettere la comodità di vederlo sgobbare al posto tuo?

Ho concesso più informazioni al robottino che a Immuni, scaricata lo scorso giugno (quando ancora i logotipi erano la mamma tra le mura domestiche con il bimbo e il papà indaffarato a portare a casa lo stipendio, ricordate?) e attivata in pochi minuti. Del resto, la sofferta app per il tracciamento voluta dal governo Conte non chiede “né è in grado di ottenere – si legge sul sito ufficiale -, il tuo nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o e-mail”. Insomma, non si vede davvero come il software potrebbe minare la nostra privacy.

La campagna dei contras, di chi fin dalla prima ora ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di farsi “controllare” dal governo tramite il cellulare, ha del resto goduto della grancassa dei leader dell’opposizione in Parlamento e pure di qualche volto noto caduto in disgrazia in cerca di un refolo di popolarità insperata.

Perché ne parliamo? Perché il Fvg resta – assieme la provincia autonoma di Bolzano – il territorio dell’Italia settentrionale dove Immuni ha fatto meno presa: è stata scaricata da 179 mila utenti,appena il 16,6% della popolazione sopra i 14 anni; peggio di noi fanno solo Campania, Puglia e Sicilia. Perché questa diffidenza? Difficile dirlo: a voler attribuire un peso effettivo sull’azione dei cittadini alle dichiarazioni della politica, va annotato che il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, era stato tra i critici della prima ora. Il governatore mal digerì il no di Roma alle app regionali: con Insiel il Fvg aveva messo a punto un’applicazione funzionante e discreta quando Immuni ancora sbatteva contro una sperimentazione faticosissima.

Ma questa Immuni funziona? Mettiamola così: il tracciamento “saltato” in molte regioni con la seconda ondata ha messo a repentaglio l’intero sistema su cui si basava l’applicazione, con i Dipartimenti di prevenzione chiamati a scaricarein appositi registri i dati di contatto elaborati dal cellulare del soggetto positivo che ha scaricato l’app. Le statistiche, del resto, parlano chiaro: nell’ultima settimana in Fvg sono state inviate appena 7 notifiche a soggetti che hanno agganciato i cellulari di persone risultate positive al Covid; i contagiati censiti da Immuni sono – per il sito ufficiale – un vago valore indicato come “meno di 6”.

Utile scaricarla, dunque? Direi di sì, male non fa: “pesa” pochi kilobyte e ne consuma ancor meno di traffico dati. Nel dubbio e nei suoi silenzi (trilla solo se e quando entriamo nel raggio d’azione d’un positivo, e solo dopo che i dati di quest'ultimo vengono scaricati dai Dipartimenti) io la tengo sullo schermo del mio smartphone, tra Instagram e il contapassi. E sopra l’icona con il robottino.

Tartellette di frolla ai ceci con kiwi, avocado e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi