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Latisana piange la soprano Maria Cecilia Fusco

Maria Cecilia Fusco col marito Pierpaolo Sovran: 44 anni di vita insieme

Aveva cantato nei più grandi teatri del mondo. Era risultata positiva al Covid. Il ricordo del marito: «Donna straordinaria» 

LATISANA. In lei tutto era arte, il portamento, il gesticolare, perfino la scelta dei vestiti e rimandava a quei palcoscenici lungamente frequentati. Poi c’era quella voce da soprano, incredibile, che accarezzava l’anima. Maria Cecilia Fusco, cantante lirica, si è spenta giovedì, a 87 anni, in ospedale a Latisana dove si trovava ricoverata per l’aggravarsi di una malattia che l’aveva colpita da qualche anno. Era risultato anche positiva al Covid.

«Quando cantava toccava il cuore», racconta il marito, Pierpaolo Sovran, attore di teatro e cinema. Una coppia affiatata che ha condiviso vita e arte. Fatica a parlare perché il dolore ferma le parole in gola ed è reso ancora più profondo da questo particolare momento: a causa dell’emergenza sanitaria non ha potuto starle vicino e sarà difficile poterla vedere e dirle addio prima del funerale.


«Ci siamo conosciuti in teatro – ricorda – per ogni marito innamorato la moglie è la più bella, ma lei lo era veramente, nello sguardo, nel modo di essere sempre affascinante, donna generosa, la sua bellezza era anche interiore. Quarantaquattro anni di vita assieme dimostrano che ciò che conta sono i sentimenti e non i numeri» e il riferimento è alla differenza d’età che c’era fra i due, purtroppo spesso oggetto di commento, come ci racconta.

Cecilia Fusco nata a Roma era figlia d’arte: il papà Giovanni, , sepolto nella Cappella degli artisti di piazza del Popolo, era compositore di musiche per film, la madre Adriana Dante era pianista. Cecilia cresce nutrendosi di musica e delle frequentazioni artistiche dei suoi genitori; la sua prima scrittura nel 1960 diretta dal maestro Herbert Von Karajan è l’inizio di una carriera internazionale, che parte da Milano alla Scala, teatro con il quale intrattiene una lunga collaborazione e la porta negli anni Settanta e Ottanta a cantare nei maggiori teatri, al Metropolitan di New York, al teatro Bol’šoj di Mosca, il San Carlo di Napoli, in un’occasione diretta dal Stravinskij.

Il ritiro dalle scene coincide con l’inizio dell’attività di insegnamento del canto, prima a Bari poi Trieste, quando nel 1992 si trasferisce a vivere in Friuli e con lei anche l’anziana madre, «anche se la nostra “casa” è sempre rimasta Roma», dice il marito.

Il funerale oggi alle 15 in Duomo, sarà celebrato dal parroco di Latisana, monsignor Carlo Fant che così la ricorda: «donna dalla profonda fede nata durante gli anni degli studi dalle suore, molto generosa, sempre disponibile, grande carisma e allo stesso tempo grande umiltà, nonostante l’incredibile passato».—
 

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