Dietrofront dell’Austria sullo sci, Kurz frena: prima scuole e lavoro

Il governo era convinto che il lockdown avrebbe messo all’angolo l’epidemia, ma non è stato così

UDINE. L’Austria aprirà le sue piste e i suoi impianti di sci? Fino a qualche giorno fa la risposta pareva scontata. Alcuni ministri – quello delle Finanze, Gernot Blümel, e quella del Turismo, Elisabeth Köstinger – avevano addirittura minacciato un ricatto finanziario, qualora fosse stata accolta la proposta dell’Italia, subito fatta propria anche dalla Baviera (e quindi dall’intera Germania) e dalla Francia, di una chiusura concordata dei poli sciistici in tutta Europa.

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Passati solo pochi giorni l’Austria non è più tanto sicura che affollare le sue piste di sci sia una buona idea. Il governo era convinto che il “lockdown duro” disposto due settimane fa avrebbe messo all’angolo l’epidemia, mentre così non è stato. I numeri dei contagi sono da qualche giorno in diminuzione, è vero, ma restano sempre alti (ieri poco più di 4.000, perché alla domenica sono sempre più bassi, ma nei giorni precedenti erano intorno a quota 5 mila).



È tuttavia soprattutto il numero dei morti che spaventa. L’Austria era uscita quasi indenne dalla prima ondata, con “solo” 711 decessi, e gli austriaci si erano convinti alla fine che l’epidemia fosse poco più che un’influenza. In autunno, invece, è arrivata a sorpresa la bastonata, che ha fatto lievitare i decessi (3.105 fino a ieri), di cui quasi 2.000 solo in novembre, mentre le terapie intensive sono intasate e il personale allo stremo. Sono dati gravi, che evidentemente hanno indotto più di qualche esponente del governo a riflettere. Lo stesso cancelliere Sebastian Kurz non è più determinato come un tempo. L’orientamento che trapela a livello governativo è di mettere in funzione gli impianti di risalita, ma di tenere chiusi gli alberghi. In questo modo si ridurrebbe fortemente il rischio di affollamenti, perché non vi sarebbero sciatori stanziali, ma soltanto pendolari, per lo più della zona e non dall’estero.

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È questa una soluzione accettabile? Il cancelliere ha risposto ieri in un’ampia intervista apparsa sulla “Kleine Zeitung”. «Si deve fare una differenziazione – ha pesato le parole Kurz – In primo luogo, al momento le piste sono chiuse. In secondo luogo, mi dispiace molto dirlo, lo sport e le attività del tempo libero non saranno parte del primo passo di apertura (dopo il lockdown, ndr). In terzo luogo, vogliamo rendere possibile in tempi ragionevoli più sport, specie se praticato all’aperto e in forma individuale. Da queste valutazioni va separata la questione del turismo: è chiaro che di après-ski torneremo a parlare non prima di un anno».

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Kurz non ha voluto o potuto aggiungere altro, ma è evidente che la prospettiva di un “liberi tutti” sulle piste di sci non è più così certa. Molto più probabile un’apertura limitata agli impianti (e non agli alberghi) e un rinvio dell’inizio stagione a gennaio.

Quasi come chiedevano Italia, Germania e Francia.

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