Confartigianato, Tilatti positivo al virus: «Uniti ce la faremo, dobbiamo pensare agli ultimi»

Udine: da qualche giorno in quarantena, la moglie è sintomatica. «La situazione economica preoccupa, servono aiuti»

UDINE. Il virus ha giocato un brutto scherzo anche al presidente regionale di Confartigianato Imprese Graziano Tilatti. Da qualche giorno è in quarantena nella sua casa di Ziracco di Remanzacco, assieme alla moglie. Il tampone al quale si è sottoposto martedì è risultato positivo.

«Sono asintomatico - spiega il leader degli artigiani - . Mia moglie lo scorso fine settimana ha avuto un po’ di febbre e così ci siamo insospettiti, nonostante sia io che lei avessimo fatto il vaccino anti influenzale e quello contro le polmoniti.

Non so chi possa avere portato il Covid in casa, forse sono stato io, ma è solo un’ipotesi. Sono sempre stato prudente, uso la mascherina, faccio riunioni a tre metri di distanza da chi mi sta di fronte, ma effettivamente vedo tanta gente per lavoro, soprattutto in questo periodo in cui i colleghi hanno bisogno di supporto».



Adesso presidente è costretto a un periodo forzato di riposo. Come sta vivendo queste giornate?

«Cercherò comunque di stare vicino ai miei collaboratori. La macchina di Confartigianato deve andare avanti, perchè la situazione sanitaria è grave, ma quella economica non è da meno».

Come ha scoperto di avere contratto il Covid 19?

«Nelle ultime settimane, quando c’è stata la recrudescenza non ho nemmeno ricevuto persone nel mio studio, ho sempre messo la mascherina, andavamo alle riunioni nella sala grande, eravamo giustamente preoccupati, ma le precauzioni non sono bastate.

L’altro giorno io e mia moglie abbiamo attivato la procedura, il medico di base ha richiesto il tampone. Devo ringraziare il sistema sanitario per come si sono mossi, in particolare i medici specializzandi dell’Usca di Cividale che sono venuti a visitarci.

Hanno fatto molta attenzione per osservare i protocolli prima di entrare in casa, si sono cambiati fuori nonostante il freddo, hanno disinfettato tutto ciò che dovevano adoperare, hanno preparato i tamponi, con la massima igiene e professionalità.

Non mancherò di scrivere due righe di elogio per questi giovani venuti da Cividale a Ziracco, allertati dal mio dottore di famiglia. Anche negli uffici di Confartigianato a Udine, vista la mia positività, sono stati attuati i vari protocolli, domani faranno i tamponi quelli che sono stati in contatto con me e procederemo con le sanificazioni della sede».

Intanto per le aziende, per chi ha perso il lavoro, per chi è in difficoltà economica, siamo punto e a capo.

«Con questo maledetto virus dovremo convivere fino al vaccino e anche dopo probabilmente. Ma se l’economia deve ripartire, dobbiamo aggiornare le linee guida. Ci siamo illusi che una volta scampata la prima ondata, siccome avevamo reagito bene, ce lo fossimo messo alle spalle per sempre.

Invece dovevamo stare un po’ tutti più attenti, la Spagnola ha fatto tre ondate, dal 1918 al 1920, ecco forse dovevamo leggere qualche libro di storia in più. Ma tutti, dopo la primavera, avevamo voglia di ripartire, di rapporti sociali. Adesso lo sforzo per ripartire è ancora maggiore, sono aumentate le attenzioni e le preoccupazioni di far ripartire l’economia e salvare migliaia di aziende, con posti lavoro, famiglie e dipendenti».

Serve un cambio di passo, allora.

«Faccio una considerazione: io, essendo in una situazione di comfort nonostante l’isolamento, ho cominciato a pensare agli ultimi, a quelli che sono da soli, agli anziani. Quello che è drammatico è che io in questo periodo ho ricevuto tanti titolari di aziende che in estate avevano avuto un bel riscontro di mercato, con il take away, con idee nuove, soprattutto nel settore dei dolci e della panificazione, ma che adesso sono bloccati perchè non hanno più i fondi per andare avanti».

Confartigianato che proposte ha fatto per dare un sostegno a queste micro imprese in difficoltà?

«Ci siamo attivati a livello nazionale con idee semplici. I ristori stanno arrivando, quelli della regione sono più rapidi, ma stiamo aspettando quelli statali. Io dico, andiamo a vedere i fatturati dell’anno prima, lo Stato garantisca un credito a 10, 15 o 20 anni e lo Stato si faccia garante con le banche. Queste ultime siano delegate a pagare Inps, fornitori e quant’altro, sostenendo le partita Iva nel periodo più duro.

Se l’economia riparte lo Stato può fare interventi in conto capitale anno per anno, mettendo in serenità le aziende ed evitando nuovo debito pubblico. Stiamo ragionando anche su come fare per le aziende di subfornitura: chi ha aumentato fatturato, giro d’affari e marginalità, potrebbe avere un credito di imposta per adottare un’impresa in difficoltà, di quelle che sono nella filiera di riferimento.

Cerchiamo di inventarci un’economia solidale e circolare, in Parlamento sono già state interessate le commissioni Lavoro e Finanze, è un’idea nata a Udine e potremmo applicarla a livello nazionale. Ci sono aziendine che non hanno futuro perché si ritrovano senza la disponibilità di 10 o 15 mila euro, è un paradosso».

Sta puntando sull’economia solidale, è questo il futuro?

«Da parte nostra abbiamo le mutue solidali, assieme ai Confidi, alla holding Cassa Centrale di Trento e Friulia, per avviare il microcredito. Eravamo già pronti per partire anche per le famiglie che sono in difficoltà, poi la seconda ondata del Covid ci ha bloccato.

C’è un bel disegno di microeconomia, mi sono molto impegnato su queste cose. La Regione ci ha aiutato attraverso Friulia, ma la medicina deve essere forte, bisogna avere coraggio per sostenere la piccola economia. Ringrazio moltissimo un gruppo di esperti, la Caritas, chi usa la testa per dare risposte».

Incombe il Natale, che sarà sicuramente diverso dal solito. Il mondo dell’artigianato come potrà tirare un po’ il fiato?

«Abbiamo lanciato tre iniziative, l’artigiano in fiera online, una “compra artigiano” e “compra friulano”. Infine abbiamo chiesto allo Stato di onorare le casse integrazioni dei dipendenti che in alcuni casi non vengono erogate da luglio.

Ma se vogliamo che si consumi, la gente deve avere il denaro in tasca, altrimenti non spende. C’è un solo criterio da seguire, quello del buon padre di famiglia, sconfiggere il virus e ridare vita a un’economia sana. Questa esperienza ci deve insegnare a non lasciare indietro gli ultimi. Uniti ce la faremo». —

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