Diciannove coltellate al collo e al volto, senza poter chiedere aiuto: così è morta Aurelia, uccisa dal compagno Giuseppe

Fatali sono risultate almeno due coltellate alla gola inferte dal compagno Giuseppe Mario Forciniti, 33 anni, infermiere, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato

ROVEREDO IN PIANO. Non ha potuto chiedere aiuto, non è riuscita a difendersi dal compagno che ha continuato a pugnalarla al volto e al collo con un coltello da cucina. Per diciannove volte. Aurelia Laurenti, 32 anni, si è accasciata nella sua camera da letto, colta dalla morte in pochi istanti. Fatali sono risultate almeno due coltellate alla gola inferte dal compagno Giuseppe Mario Forciniti, 33 anni, infermiere, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

I primi esiti dell’autopsia, eseguita ieri pomeriggio, fotografano un massacro. Il medico legale Michela Frustaci, consulente del pm Federico Facchin, ha contato quattordici fendenti profondi e cinque ferite superficiali. Sul dorso della mano destra sono stati rinvenuti alcuni piccoli taglietti, ma non ci sono segni evidenti di difesa o di una colluttazione.

PER APPROFONDIRE:


Aurelia non ha avuto il tempo di parare con le braccia i colpi, in un gesto istintivo di protezione: il che farebbe pensare che sia stata tramortita già dal primo fendente al collo senza avere il tempo di reagire né la possibilità di gridare.

L’esame autoptico, al quale ha presenziato il pm Federico Facchin, titolare dell’indagine, si è protratto per quattro ore e mezza all’obitorio di Pordenone ieri pomeriggio. L’avvocato Ernesto De Toni, che difende Forciniti, ha nominato come consulenti di parte Giovanni Ciraso e Sindi Visentin. L’avvocato Morena Cristofori che assiste i familiari della vittima ha scelto invece il medico legale Giovanni Del Ben. Sul posto anche gli esperti della polizia scientifica e la squadra mobile di Pordenone.

Il procuratore Raffaele Tito ha precisato che sono state riscontrate anche piccole escoriazioni su tutto il corpo, ma non ci sono invece segni di violenza. «Numerosi fendenti – ha aggiunto il procuratore, interpellato dall’Ansa – sono stati assestati con notevole forza: quasi tutti i colpi sono andati a segno al viso e al collo della vittima». Il capo dei pm ha sottolineato come l’esame abbia «evidenziato molta violenza da parte dell'aggressore, una violenza ripetuta e i colpi mortali sono più di uno».

Il medico legale Frustaci ha effettuato anche i prelievi ematici per gli esami tossicologici. Sono state raccolte le impronte digitali della vittima. Sarà affidata una consulenza tecnica sul coltello per individuare impronte digitali e tracce di Dna della vittima e dell’indagato. Lunedì in carcere gli inquirenti hanno già prelevato il dna di Forciniti per i successivi confronti.

Dall’esame autoptico non emergono conferme della tesi sostenuta dall’indagato: l’uomo durante l’interrogatorio ha dichiarato di aver reagito dopo essere stato aggredito dalla vittima e di non aver portato lui il coltello nella camera di lei (dormivano da mesi in due stanze diverse) e ha ricordato di aver colpito la compagna solo una volta, poi il buio. «Il fatto è gravissimo, la difesa – ha osservato l’avvocato De Toni – è improntata a capire che cosa abbia portato una persona buona, non violenta, che fino a quel giorno intubava i pazienti per salvare le loro vite, a togliere la vita a una persona, la mamma dei suoi figli».

La difesa ritiene che alcune risposte potrebbero arrivare dalla consulenza informatica. Domani la procura conferirà l’incarico all’ingegnere Mauro Carnevali, che dovrà esaminare l’iPhone e il tablet di Aurelia, il telefonino “Oppo” di Giuseppe e una penna usb con le foto rinvenuta nel portafogli di lui. —


 

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