I 14 mila "prigionieri" del Covid, negativi ma ancora a casa: lunghe attese per test ed esiti

Sono in isolamento domiciliare e dagli spazi dove vivono separate dal resto del mondo

UDINE. Quasi 14 mila persone sono in isolamento domiciliare e dagli spazi dove vivono separate dal resto del mondo, arrivano solo lamentele e segnalazioni di carenze nel sistema di tracciamento del Covid.

C’è chi riferisce di lunghe attese proseguite per giorni prima di ricevere la telefonata dell’operatore del Dipartimento di prevenzione, altre provano inutilmente a contattare gli uffici, mentre chi ha in mano l’esito negativo del tampone non riesce ad avere il certificato di fine isolamento. Peccato che quel certificato risulta ancora indispensabile per tornare al lavorare.

È un coro di proteste quello che arriva dai friulani in isolamento. Una cosa è certa: l’epidemia imperversa e il sistema di tracciamento è andato in tilt in tutta Italia. E se questo fatto si può pure comprendere, quello che i positivi al Sars-Cov2 non riescono a giustificare è la mancanza di risposte: nove volte su dieci il centralino del Dipartimento di prevenzione squilla a vuoto e anche le e-mail restano troppo spesso senza risposte immediate.

Nonostante gli sforzi fatti all’interno del Dipartimento di prevenzione, il tracciamento resta uno degli anelli deboli del sistema sanitario regionale che da settimane, sta fronteggiando la carenza del personale.

I disagi
«Dal Dipartimento di prevenzione mi hanno chiamato due giorni dopo la scoperta della positività, se fossi stato un irresponsabile avrei potuto infettare mezzo Friuli prima di avere il certificato di isolamento.

Se non c’era il medico di base a prescrivere i tamponi non avrei potuto fare una richiesta tempestiva al Cup e i test per me e per i miei familiari li avremmo fatti chissà quando».

Questo racconta un asintomatico che, mercoledì 2 dicembre, dopo aver fatto 29 chiamate è riuscito finalmente a parlare con un operatore del Dipartimento di prevenzione. Ce l’ha fatta perché il passaparola alle volte è determinante e qualcuno prima di lui aveva già trovato la via di fuga usando la cosiddetta “opzione 2”, la linea riservata ai rientri dall’estero.

Ma nonostante ciò il certificato di fine isolamento non è affatto immediato anche se la circolare del Ministero della sanità chiarisca che «le persone asintomatiche risultate positive al Sars-Cov2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo».

Le forze dell’ordine, infatti, continuano a raccomandare agli asintomatici di non uscire di casa senza il certificato di guarigione.

L’esito via sms
«L’esito del tampone arriva con un sms». L’iniziativa è lodevole, ma va perfezionata. È già accaduto che cinque componenti dello stesso nucleo familiare abbiano fatto il tampone al drive-in, compilato tutti lo stesso modulo, ma solo due hanno ricevuto il referto via sms. È un peccato perché l’informatica può dare un contributo nella gestione della pandemia.

I medici di base
Alla fine sono proprio i medici di base a soccorrere il sistema di tracciamento e di sorveglianza sanitaria. Se il Dipartimento tarda a chiamare i sintomatici, i medici di famiglia prescrivono il tampone per consentire ai pazienti di prenotare l’esame attraverso il Cup.

«Il Dipartimento di prevenzione non ce la fa e invia i certificati di fine isolamento in ritardo. I medici dei medici dei distretti di Codroipo, San Daniele, Gemona e Tolmezzo – spiega il rappresentante regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Ezio Beltrame –, proprio per evitare lungaggini soprattutto alle persone che devono rientrare a lavorare, hanno trovato un modo comune di operare nel caso di pazienti asintomatici con tampone di controllo negativo.

In quel caso fanno fede alla circolare ministeriale e dopo aver visionato il referto negativo del test, considerano ultimato il periodo di isolamento senza l’emissione del certificato del Dipartimento di prevenzione». Al lavoratore viene consigliato di tenere la copia del referto negativo al Sars-Cov2 in auto per esibirlo nel caso di controlli da parte delle forze dell’ordine.

La circolare ministeriale
Nell’accordo sottoscritto recentemente con i vertici della Sanità regionale, che autorizza i medici di medicina generale a effettuare i tamponi rapidi, la Fimmg avrebbe voluto inserire una norma di salvaguardia per applicare le semplificazioni previste dalla circolare del ministero della Salute emanata lo scorso 12 ottobre.

Il documento oltre ad ammettere il rientro nella comunità del paziente Covid asintomatico dopo 10 giorni di isolamento con tampone negativo, prevede anche l’interruzione dell’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi dei pazienti Covid ancora positivi. «La nostra proposta – conclude Beltrame – non è stata accettata. La riproporremo».

L’impressione è che ci sia un po’ di confusione. Nelle scuole, a esempio, alcuni dirigenti per il rientro in classe degli alunni contagiati chiedono il certificato aggiuntivi altri fanno diversamente. Non a caso la Fimmg si sta preparando a eseguire, in varie sedi messe a disposizione dalle Aziende sanitarie, i tamponi rapidi di rientro ai pazienti che devono tornare a lavorare.

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