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Il racconto di un imprenditore positivo al virus: «Chiamate a vuoto, mail senza risposta, tanta confusione e il certificato ancora non arriva»

UDINE. Dal 18 novembre, data in cui il primo tampone a cui si era sottoposto in un laboratorio privato è risultato positivo al coronavirus, l’imprenditore Mauro Bailotti, 47 anni, di Pavia di Udine, solo nella mattinata di mercoledì 2 dicembre è riuscito a rifare il test di controllo perché – questo sostiene – «ho reso pubblico il mio caso scrivendo anche al direttore dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale».



Bailotti e un suo familiare sono stati posti in isolamento e da quel momento per loro è iniziato una lunga ed estenuante attesa. «Alcuni giorni dopo l’esito del tampone – racconta Bailotti – siamo stati contattati dal personale del Dipartimento di prevenzione secondo il quale, presumibilmente entro il 28 novembre avremmo dovuto ricevere un’altra telefonata per fissare l’appuntamento del test di verifica e l’annullamento dell’isolamento nel caso in cui fosse risultato negativo».

Tant’è che il 23 novembre l’imprenditore ha ricevuto il certificato di isolamento domiciliare privo di scadenza. «Fortunatamente – continua – abbiamo avuto sintomi lievi perché dal 23 novembre nessuno ci ha più contattato». Le sue parole celano amarezza: «Pur comprendendo le difficoltà che la Regione sta affrontando in questo periodo di pandemia diventa difficile accettare un simile comportamento».

Oggi l’imprenditore attende l’esito del tampone, ma proprio perché sa che molte altre persone stanno vivendo la sua stessa situazione, elenca le criticità riscontrate nelle ultime due settimane.

«Ogni possibilità di contatto con qualche operatore è impossibile, ai numeri telefonici indicati non risponde nessuno. Cosi come non ho ricevuto alcuna risposta alle e-mail di richiesta che ho inviato al dipartimento seguendo le indicazioni ricevute con la documentazione di isolamento.

L’unica risposta l’ho ricevuta l’altro giorno da uno sconsolato operatore della protezione civile al numero verde 800 500 300, il quale ha confermato che nella mia situazione si trovano moltissime persone e che lui nulla può fare per aiutarci».

È stato proprio l’operatore della Protezione civile a consigliare all’imprenditore di chiedere aiuto al suo medico curante «anche se non tutti i medici sono abilitati a prescrivere il tampone, dipende dall’Azienda sanitaria di riferimento».

Pur considerandosi fortunato per aver superato il Covid in forma lieve, Bailotti è in difficoltà: amministrando un’azienda con 23 dipendenti il suo rientro è molto atteso anche perché alcuni dei suoi collaboratori sono bloccati a casa come lui. Bailotti era disponibile a eseguire il tampone a pagamento, non l’ha fatto perché i sistemi pubblico e privato non dialogano e questo fatto avrebbe complicato ulteriormente l’iter.

«Spetta al dipartimento emettere il certificato di conclusione dell’isolamento – chiarisce –. Sottolineo però che altre persone risultate positive nella mia stessa data hanno già ricevuto l’esito finale».

Anche Bailotti è convinto che ci sia un po’ di confusione: «Non si capisce quali elenchi vengano seguiti, vedo solo un’evidente confusione nella gestione dei casi. Posso capire – continua – che la pandemia abbia mandato in tilt tutti gli schemi, quello che non capisco è perché in una situazione del genere non si dia la possibilità ai pazienti di fare i test nei laboratori privat.

Allo stesso modo anche i medici di base dovrebbero avere la possibilità di emettere il documento di fine isolamento per inviarlo poi al dipartimento visto che il risultato viene comunque caricato sulla piattaforma regionale».

E ancora: «Appare evidente che nella situazione attuale non sono stati presi in considerazione protocolli alternativi e si costringe la gente che potrebbe tornare alla vita normale, a rimanere confinata in casa per l’inadempienza del sistema».

L’imprenditore si sofferma sui ritardi con cui vengono rilasciati i certificati di fine isolamento domiciliare ai lavoratori, facendo notare che lavoratori e imprenditori dovrebbero poter contare su un sistema più snello. Basterebbe applicare la circolare del ministero della Salute , quella che ha alleggerito la procedura consentendo di chiudere la pratica dell’isolamento con l’esito negativo del tampone molecolare di controllo. —

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