I sindacati a Fedriga e Riccardi: "Basta con il balletto dei numeri, il sistema sanitario del Fvg sta collassando e negli ospedali i reparti sono allo stremo"

"Lo spettacolo indecoroso delle file di ambulanze in attesa davanti alle porte e la lettera del dirigenti medici del Pronto soccorso di Udine colpisce la nostra coscienza di cittadini, di medici e responsabili di associazioni sindacali.

Gli allarmi e le preoccupazioni che erano stati avanzati da Aaroi Emac venti giorni fa, puntualmente sono ora confermati dalla realtà. I colleghi medici di Udine denunciano in modo realistico e documentato una situazione insostenibile, risultato di una carenza di strutture fisiche e di personale per l’assistenza dei pazienti Covid.

La denuncia degli operatori del Pronto soccorso di Udine: ambulanze in attesa per entrare

Il loro appello non deve essere ignorato. La situazione non è migliore in altre strutture del Servizio sanitario regionale". Comincia così una lettera che i rappresentanti sindacali dei medici hanno inviato al presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, e all'assessore alla Sanità, Riccardo Riccardi.

"A solo titolo di esempio, sempre in Asufc nell’ospedale di Palmanova, designato Covid per tutta l’azienda, la situazione - rimarca la missiva - è insostenibile per medici, infermieri e pazienti ed il reparto Covid attualmente conta 95 degenti, 5 dei quali in Osservazione breve intensiva (Obi), tutti gestiti da pochi medici, anche non internisti e inviati da altri ospedali, che faticano a coprire la turnazione.

La terapia semintensiva Covid di 8 posti letto è di fatto una terapia intensiva. Il Ps Covid accoglie ben oltre gli standard di sicurezza e non di rado si formano code di ambulanze, con utente a bordo in attesa di essere preso in carico.

I pazienti accolti, inquadrati e trattati, stazionano per ore e talvolta giorni in regime di Obi presso gli stessi locali in attesa di posto letto, del presidio o presso altra struttura.

La Medicina “ordinaria” - sottolinenano i sindacati - è di fatto diventata un reparto misto, con rischi per degenti e operatori che sono decimati per dirottamento in Covid (impegno già ottemperato e non riconosciuto nella prima ondata) e positività.

Al momento l’ospedale non accoglie più, ed è più che mai evidente che la sofferenza degli ospedali di rete ha difficoltà ad emergere. Non possiamo più attendere dati epidemiologici che “seguono ”l’andamento reale del contagio e non possiamo aspettare previsioni sul futuro".

Gli esponenti dei sindacati affermano che "dobbiamo tutti agire ora nell’immediato, pena il collasso del sistema. Al vicepresidente e assessore Riccardi chiediamo un intervento urgente per il tramite delle direzioni aziendali, al fine di decongestionare i reparti che sono allo stremo."

E qui viene elencata una serie di richieste: mettere maggiormente a disposizione per l’assistenza ai pazienti Covid le strutture aziendali ed il personale in servizio; rimodulare adeguatamente (dove sia necessario in condizioni di emergenza) le attività programmate non urgenti; impegnarsi a procedere alle stabilizzazioni dei dirigenti, prolungare fino ad assunzione gli incarichi a tempo determinato, applicare nuove procedure per reperire il personalenecessario; impiegare i medici specializzandi presenti nelle strutture regionali a supporto dei reparti in difficoltà.

E ancora: finalizzare le risorse regionali con priorità per le attività Covid correlate. "Il balletto sui numeri di posti letto presenti/disponibili/attivabili deve finire: la realtà quotidiana - continua la lettera - è sotto gli occhi di tutti e richiede il massimo impegno da parte di chi organizza i servizi sanitari".

"La seconda ondata - rimarcano le sigle sindacali - era prevista. Già da ottobre 2020 la Federazione nazionale degli ordini dei medici aveva chiesto misure restrittive severe, unico modo per limitare il contagio. E per molti invece la questione essenziale era il passaggio in zona gialla, arancione, rossa, come se fosse una classifica di merito o di bravura.

I sindacati della dirigenza medica e sanitaria hanno il dovere di valutare i livelli di assistenza e di difendere il diritto costituzionalmente garantito di tutela della salute dei cittadini, e pertanto ribadiscono ancora una volta la loro richiesta di un maggiore coinvolgimento nella programmazione sanitaria, quali veri rappresentanti dei professionisti della salute del Servizio sanitario regionale".

Seguono le firme

AAROI-EMAC Alberto Peratoner ANAAO-ASSOMED Valtiero Fregonese ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI Antonio Maria Miotti CISL MEDICI Nicola Cannarsa SNRS tefano Smania FEDIRTS sez. FEDIR Samuel Dal Gesso FPCGIL Calogero Anzallo FVM Roberto Cesanelli UIL MEDICI Stefano Vita

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