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"Per lui la penna nera era tutto", addio all’alpino amico del Giro d’Italia: era risultato positivo una settimana fa

RAGOGNA. Per lui la penna nera era la vita. Motivo di orgoglio da portare in giro per il mondo, ai raduni e sulle strade del Giro d’Italia. Strade che ha bazzicato non più di un mese e mezzo fa quando la carovana rosa si è inerpicata sulla salita di Muris e lui, Ernesto Toniutti, 81anni portati con leggerezza, era lì ad aspettarla. Ancora una volta, purtroppo l’ultima.

Se n’è andato in ospedale a Udine qualche giorno fa, positivo come tanti suoi coetanei al Covid-19.


La gente di Muris stenta ancora a crederci e non è la sola. Se lo fa ripetere anche il patron delle tappe friulane del Giro d’Italia, Enzo Cainero, che Toniutti lo ricorda con affetto. «È una grave perdita – commenta Cainero –. Conoscevo bene Ernesto, insieme al gruppo alpini di Muris mi aveva dato una grande mano, in più occasioni. Rappresentava la tipica figura dell’alpino dei nostri tempi».

Disponibile, generoso, sempre pronto a dare una mano. Ancora una volta in occasione della tappa Udine-San Daniele, quando da volontario si era “appostato” su una delle ultime curve della salita.

Attivissimo, come per altro ricorda la nipote Orietta: «Quindici giorni fa era nel campo che raccoglieva la soia, non aveva nessun problema. Anzi, era attivissimo per la sua età. Si dedicava ai campi, al vigneto e frequentava l’università della terza età. La sua seconda casa erano gli alpini di Muris dei quali è anche stato capogruppo. Per anni, insieme alla moglie Piera – continua –, la domenica è andato ad aprire la baita e la chiesetta nell’area del monumento ai caduti del piroscafo Galilea di cui si sentiva moralmente il custode».

A rendere l’idea di come Ernesto Toniutti portasse con nonchalance gli anni che aveva ci sono le chiamate oltreoceano all’amico costruttore Mario Collavino.

«Lo zio usava Skype per tenere i contatti in Canada con lui – continua Orietta –, ma aveva anche un profilo social, insomma, era digitalmente attivissimo».

Così, con il Pc, Toniutti aveva compensato l’impossibilità di muoversi fisicamente, di salire su un aereo e portare in giro per il mondo la sua penna nera. «Con gli alpini era stato in molti Paesi, diceva spesso che gli mancava solo l’Australia, aveva ancora molti progetti» aggiunge la nipote.

Era “nato” con la valigia in mano Ernesto. Prima quella da emigrante - è in Svizzera che aveva conosciuto la moglie -, poi quella di viaggiatore e infine quella che 15 giorni fa lo ha portato in ospedale a Udine. «L’ultimo ricordo che abbiamo di lui – conclude Orietta – è alla messa della Madonna della salute lo scorso 21 novembre. Il mercoledì successivo ha iniziato ad avere un po’ di affaticamento respiratorio, giovedì è stato ricoverato a Udine ed è mancato nel giro di una settimana».

Vedovo da qualche anno, Toniutti lascia il fratello Germano, le sorelle Leonilla e Caterina oltre a un nutrito gruppo di nipoti e pronipoti.

La data dei funerali non è stata ancora fissata, ma sarà con tutta probabilità la prossima settimana. —


 

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