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L'andamento dei decessi, il caso di Udine e i confronti tra prima e seconda ondata: quali sono i comuni con più morti per il Covid-19

Dall'inizio dell'emergenza in Fvg sono decedute con il coronavirus 1.089 persone: colpiti maggiormente i capoluoghi, decessi non soltanto nei paesi con focolai nelle case di riposo (Grafici a cura di Danilo De Rosa)

UDINE. Non è solo un numero, neppure un simbolo. E’ la conferma di quanto duramente il coronavirus abbia picchiato anche in Friuli Venezia Giulia, non risparmiando un territorio che soprattutto nella prima ondata era riuscito a contenere i danni ma che, dati alla mano,è tra le regioni con i peggiori parametri nella seconda fase dell’emergenza.

Il numero è 1.000. Oltre mille morti di Covid-19 in regione: la soglia, non solo psicologica e neppure statistica, è stata valicata sabato 5 dicembre, nel cuore delle giornate che hanno visto crescere sensibilmente in Fvg il numero dei decessi. Nell’ultimo mese la colonna che riporta i dati dei pazienti deceduti ha visto raddoppiare progressivamente il proprio peso, abbandonando sistematicamente dal 13 novembre la cifra singola: da quel giorno i morti sono stati sempre più di dieci, con un picco di 52 (18 dei quali si riferivano tuttavia alle settimane precedenti) il 3 dicembre.

Non solo anziani. In quest’ultimo mese il Friuli ha pianto un 55enne (Stefano Zorzettig, di Tavagnacco, deceduto in ospedale dopo venti giorni di ricovero), e appena nelle scorse ore un 68enne (il carabiniere e maestro di sci tarvisiano Olivo Puntel), tanto per citare due dei tanti over 70.

E poi la silenziosa dipartita dei tanti nonni, spentisi lontano dagli affetti, nelle case di riposo. La localizzazione dei decessi da Covid-19 in Friuli Venezia Giulia non può che partire da loro e dalla difficile condizione vissuta nel corso dell’emergenza dalle residenze per anziani, che da porto sicuro si sono trasformate nel fronte avanzato della guerra che ha arruolato tanti incolpevoli e spesso ignari soldati.

I capoluoghi
I numeri che analizziamo sono quelli assoluti, ricavati dalle statistiche aggiornate quotidianamente dalla Protezione civile regionale. Dei 1.089 decessi registrati a martedì 8 dicembre, quasi la metà (435) toccano direttamente i comuni capoluogo, con Trieste che da sola annovera 316 morti, moltissimi dei quali nelle tante residenze per anziani diffuse nella città giuliana.

Un dato interessante per valutare l’impatto del coronavirus nelle principali città della regione è fornito dal raffronto tra gli effetti della prima e della seconda ondata. Se Trieste ha patito in egual misura gli effetti della diffusione del Covid-19, come testimoniato dallo scarto contenuto tra i decessi della prima (111) e della seconda fase (137), ben diversa appare la situazione di Udine. Come testimoniato dai grafici elaborati per il Messaggero Veneto da Danilo De Rosa, il capoluogo friulano ha sostanzialmente passato indenne la prima ondata, con un numero di contagi davvero ridotto e addirittura nessun decesso registrato nelle statistiche della Protezione civile. Una tenuta che non è stata confermata nella seconda fase dell’emergenza, quella tardo-autunnale, quando Udine ha contato complessivamente (all’8 dicembre) 52 morti con il coronavirus.

Simile la situazione a Pordenone (8 morti in primavera, 23 nell’ultimo mese) e a Gorizia (2 e 25).

Nei paesi
Detto dei capoluoghi, la situazione negli altri centri della regione è pesantemente condizionata dalla difficile situazione che alcune case di riposo hanno patito nel corso dell’emergenza. Tra le località che hanno pagato il prezzo più elevato in termini di vite umane figurano Tarcento con 26 decessi (venti dei quali all’Opera Pia Coianiz, istituto duramente colpito nelle ultime settimane anche in termini di contagi), Tolmezzo con 25 e Codroipo con 22.



Cividale, Mortegliano e San Giovanni al Natisone contano 20 decessi ciascuno. Decisivo l’impatto sui numeri per gli ultimi due comuni della presenza di due tra le residenze per anziani più colpite dalla violenza del virus. A Mortegliano la casa di riposo Rovere Bianchi ha pagato un dazio altissimo nella primissima fase dell’emergenza, tra le prime strutture di accoglienza per la terza età a patire la diffusione su ampia scala del Covid-19: nel grafico che raffronta gli effetti della prima ondata non sono conteggiati i primi 17 decessi avvenuti alla Rovere Bianchi, registrati prima del 31 marzo, data dalla quale sono disponibili i dati puntuali della Protezione civile del Fvg. Più recente a San Giovanni al Natisone il focolaio alle Camelie, dove i morti per complicanze legate al coronavirus sono stati sei.

Per contro, sono settanta i comuni dove a oggi non si registra neppure un decesso legato al coronavirus.

I dati Istat sulla mortalità
Nei giorni scorsi l’istituto nazionale di statistica ha rilasciato un aggiornamento del proprio report sull’indice di mortalità nei comuni italiani: uno studio che tiene conto dei decessi nei primi nove mesi del 2020 e la confronta con la media registrata negli ultimi cinque anni (sempre da gennaio a settembre), con l’obiettivo di verificare l’impatto numerico del coronavirus sulle morti nel nostro Paese.



In Fvg lo scostamento è per nulla significativo a livello statistico. Tra gennaio e settembre i decessi totali sono stati 11.182, lo 0,6 per cento in più rispetto alla media del quinquennio precedente: l’unico incremento sostanziale si è registrato tra marzo e maggio, quando il numero dei morti è aumentato dell’8,3 per cento rispetto alla media.

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