Cinque dottorande in Architettura in carcere per ridisegnare gli spazi

Il ministero ha chiesto aiuto agli atenei di Udine e Trieste: servono luoghi per i detenuti in semilibertà



Fra qualche settimana, cinque giovani architette delle università di Udine e Trieste, entreranno in carcere per studiare il possibile riutilizzo degli spazi dismessi. Le cinque dottorande in Ingegneria civile ambientale e architettura, Linda Roveredo, Ambra Pecile, Patrizia Cannas, Martina Di Prisco e Valentina Rodani rileveranno le superfici tenendo conto delle esigenze dei detenuti. Si tratta di 1.200 metri quadrati distribuiti all’interno di un’ex caserma adiacente al penitenziario e di alcuni sottotetti mai utilizzati finora.


Dal punto di vista didattico l’iniziativa viene classificata come un workshop – “La città costretta: un progetto di trasformazione del carcere di Udine” è il suo titolo –, mentre dal punto di vista pratico vuole essere un contributo tecnico per ridare dignità a un luogo dove che da anni attende una ristrutturazione. «È un’occasione per fornire al carcere spazi che non ha» spiega La Varra illustrando le ipotesi al vaglio: «Stiamo ripensando i possibili riutilizzi degli spazi inutilizzati per creare sale colloqui più ampie e accoglienti, luoghi da mettere a disposizione dei detenuti in semi libertà e anche spazi idonei per consentire lo svolgimento di attività lavorative e formative». L’obiettivo è quello di mettere a disposizione dei detenuti ambienti adeguati al percorso che stanno seguendo per rifarsi un’identità. «Stiamo valutando anche – sono sempre le parole di La Varra – di realizzare un appartamento per favorire i ricongiungimenti familiari. Un luogo dove i detenuti potranno trascorrere 48 ore con i parenti mantenendo così i comportamenti familiari». Se sarà realizzato l’alloggio diventerà uno dei pochi nel suo genere in Italia. La Varra e il suo gruppo di ricerca composto anche dall’ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, sta cercando di fare in modo «che Udine risponda adeguatamente alla necessità di ricostruire l’identità del detenuto in vista del suo ritorno società». Lo scorso ottobre, Corleone assieme al capo del Settore tecnico del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Ettore Barletta, alla direttrice in missione Tiziana Paolini, alla comandante della polizia penitenziaria Monica Sensales e alla geometra del Prap Marisa Minto ha partecipato a un sopralluogo all’interno del carcere di via Spalato, che allora ospitava 152 detenuti, 62 in più rispetto alla capienza prevista. In quell’occasione, l’ex sottosegretario aveva ribadito la necessità di creare la sezione “semilibertà” e di ripristinare quella femminile. Qualcosa si è mosso tant’è che è stato proprio il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a contattare La Varra con il quale aveva già collaborato in precedenza.

Del gruppo tecnico oltre a Barletta, Corleone e La Varra faranno parte la professoressa di Architettura dell’università di Trieste, Giuseppina Scavuzzo, l’architetto libero professionista Cesare Burghese esperto nella progettazione delle carceri, e l’architetto già in servizio al Ministero della Giustizia, Leonardo Scarcella. Il workshop durerà un paio di giorni, una volta completati i rilievi le dottorande elaboreranno le idee in aula per illustrarle poi, in un incontro pubblico, alla cittadinanza. —



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