La rabbia dei centri commerciali: "Noi chiusi nei weekend e nelle città c'è la folla"

L'appello degli operatori al Governo: rivedete le norme, per assicurare la sopravvivenza dei punti vendita

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UDINE. Fine settimana dedicato agli acquisti di Natale. Ma per effetto dell'ultimo Dpcm nei giorni festivi e prefestivi i centri e i parchi commerciali devono restare chiusi mentre le vie dello shopping delle città si riempiono di gente con inevitabili file e assembramenti.

Per questo ora gli operatori del settore alzano la voce parlando di ingiustizia. E lo fanno comprando una pubblciità nei quotidiani per ribadire che anche nelle giornate di festa lo shopping si può fare nei centri commerciali perchè " i negozi sono sicuri quanto quelli dei centri cittadini".

Una protesta che rimbalza a livello nazionale. Riaprire i centri commerciali nei fine settimana è indispensabile per evitare assembramenti». Federdistribuzione, Cncc (il Consiglio nazionale dei centri commerciali) Ancc-Coop, Ancd-Conad e Confimprese ne fanno soprattutto una questione di sicurezza perché, dice il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradarase, «se non si consente ai consumatori di accedere ai negozi situati nelle periferie urbane, si rischia di favorire gli assembramenti nelle vie delle città e dei centri storici, soprattutto in vista del prossimo fine settimana con ben quattro giorni festivi e prefestivi.

"Per garantire la sicurezza - proseguono gli operatori  - abbiamo investito su tutti i nostri 40 mila punti vendita con l'aiuto e il massimo impegno di chi ci lavora. Perchè allora si toglie alle persone il diritto di scegliere dove andare a fare i propri acquisti?"

"Le misure imposte dall'ultimo Dpcm sono contraddittorie e non le condividiamo - proseguono -. Chiediamo con urgenza un intervento di modifica delle norme per assicurare la sopravvivenza dei punti vendita presenti nei 1.300 centri commerciali in Italia che danno lavoro a 780 mila persone".

"Nel centro commerciale vi sono 250 negozi attivi che danno lavoro a 1.700 dipendenti e collaboratori - dice l’imprenditore friulano patron del Città Fiera Antonio Maria Bardelli - e con l’indotto sono molti di più. Ecco io lavoro per cercare di difenderli. Qui c’è paura per il virus, ma c’è anche paura per il futuro».

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