Tanti casi, ospedali sotto pressione, alto il numero dei morti: come mai il Fvg è zona gialla? La risposta in 5 grafici

Analisi dei 21 parametri presi in considerazione dall’Iss per decidere il colore delle regioni

Se guardiamo i dati sempre preoccupanti dell’epidemia ci viene un dubbio: come fa il Friuli Venezia Giulia a essere in zona gialla? Non ci sono mai stati così tanti contagiati, il numero dei decessi è altissimo, gli ospedali sono sotto pressione. Che ci facciamo qui?

La risposta arriva dai numeri, visto che il sistema delle fasce colorate ideato dal Governo e dalle autorità sanitarie risponde a criteri oggettivi, matematici:se troppi parametri peggiorano e superano il limite prefissato si retrocede automaticamente nella fascia con più limitazioni, se la situazione migliora si passa in un’area con più libertà. Vediamo cosa è successo da noi.Può essere utile ricostruire il percorso che il 13 novembre ci fece retrocedere dalla zona gialla a quella arancione. «Alla base di quella decisione furono i dati relativi alla settimana tra il 2 e l’8 novembre – spiega il professor Fabio Barbone, epidemiologo, a capo della task force regionale che si occupa del coronavirus e docente di Igiene e sanità all’università di Udine – . In quella occasione erano risultati critici alcuni parametri che oggi sono nettamente migliorati».

Tre riguardavano le percentuali di tamponi positivi (escludendo quelli da screening e i test ripetuti agli stessi soggetti) e in particolare: la percentuale di tamponi positivi sul totale di quelli eseguiti (allora pari al 27,2 per cento e ora al 24,9), i tamponi positivi eseguiti sul territorio (28,7 per cento contro il 25,7 di oggi), i tamponi positivi eseguiti in ambito ospedaliero (21,7 per cento contro il 19,8).

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Un altro tasto dolente era quello relativo al tracciamento, che ora è stato ampiamente corretto. A fine ottobre avevano questa mansione la metà degli addetti oggi al lavoro, tanto che le statistiche davano all’opera 0,5 specialisti su diecimila abitanti, mentre ora siamo passati a uno su diecimila.

I problemi relativi al tracciamento si riflettevano anche su un altro parametro, che nel report dell’8 novembre era risultato critico, ossia quello che misurava la capacità di completare una puntuale ricerca epidemiologica, con l’individuazione dei contatti stretti di chi si era contagiato. Ebbene, secondo il report, nella nostra regione solo l’83,5 per cento dei nuovi contagiati veniva esaminato con “successo” dai Dipartimenti di prevenzione con l’individuazione dei contatti stretti e dunque l’isolamento degli stessi. Ciò significa che un mese fa il sistema non riusciva a trovare i contatti del 16,5 per cento dei contagiati e che dunque un gran numero di persone potenzialmente positive rimaneva libero di circolare e di infettare altri soggetti.

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Adesso, impiegando più personale, si riesce a completare l’indagine epidemiologica sul 91,7 per cento dei casi, un dato ritenuto non più critico dall’Istituto superiore di sanità. È stato corretto nel tempo anche un altro valore che a fine ottobre era insufficiente, quello che misura la percentuale di casi per cui si riesce a individuare la data di inizio del contagio. Se il primo novembre questo indice era pari all’81,3 per cento, una settimana dopo era già migliorato facendo segnare l’87,7 per cento.

Ora siamo al 99,9%. Proprio questo parametro incide direttamente sulla valutazione dell’indice di trasmissione del virus, l’ormai noto Rt (che indica quante persone sono infettate da un positivo: per esempio, se l’indice è 2 vuol dire che un contagiato infetta due persone). Oggi il parametro regionale è tornato sotto quota 1, essendo stato stimato a 0,97. Ma a fine ottobre era a 1,6 e nella settimana dell’8 novembre a 1,42.

Quello che lascia il Friuli Venezia Giulia in una posizione di rischio è l’insieme dei parametri ospedalieri. «Il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva sta salendo – sottolinea Barbone – : la soglia è indicata al 30 per cento. In Friuli Venezia Giulia corrisponde a 52 letti occupati, visto che il totale è di 175 posti totali. Questo indice è però salito: a fine ottobre era pari al 19 per cento, la settimana seguente al 26 per cento e ora siamo al 37 per cento, oltre la soglia».

In Fvg è stato superato il limite anche per l’occupazione dei posti letto negli altri reparti dell’area medica, che sono 1.277 in totale. Non si dovrebbe superare la soglia del 40 per cento, ma se a fine ottobre l’occupazione era pari al 10 per cento, oggi siamo saliti fino al 52 per cento. «I medici, gli infermieri e tutti gli operatori stanno lavorando con uno stress tremendo – sottolinea il professor Barbone – , la situazione è molto delicata». Aumentando i malati gravi che riempiono gli ospedali, aumenta anche il numero di decessi, dato che però non entra direttamente nel rapporto inviato all’Iss.

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Sono in continuo aumento e giudicati a rischio anche i focolai attivi: 1.950, mentre erano 508 a fine ottobre. Alto anche il numero di positivi per i quali non è stata trovata la fonte del contagio, ossia la “catena di trasmissione”: sono 1.329 contro i 930 di fine ottobre. Barbone ritiene che il prossimo report possa migliorare tutti i parametri, compresi questi che riguardano gli ospedali.

«Credo che non ci saranno sorprese e che i dati ci facciano restare in zona gialla – sottolinea – , ma devo mettere tutti in guardia perché temo che la situazione possa sfuggire di mano durante le festività natalizie. Sono esterrefatto nel vedere gli assembramenti che si creano per lo shopping».

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