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Saliti a 47 i morti in casa di riposo dopo il contagio da coronavirus

I dati diffusi dal Dipartimento di prevenzione. La presidente dell’Asp: i conti sui positivi non tornano

CIVIDALE. Un dramma senza fine. Si appesantisce di giorno in giorno il bilancio dei morti nella Casa per anziani di Cividale, dove i decessi di ospiti positivi al coronavirus hanno ormai raggiunto le 46 unità, su un totale di 53 addii registrati fra novembre e dicembre.

Il dato, fornito ieri dal Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria Friuli centrale, fa dunque scendere vertiginosamente la popolazione della struttura, che al 21 novembre annoverava 225 ospiti e che ora supera di poco i 170. E qui si innesta il “mistero” delle positività: l’Asp le indica in 94; il Dipartimento, invece, certifica 198 contagiati fra novembre e dicembre. «Purtroppo al momento gli anziani accolti dalla Casa sono ben di meno», commenta la presidente del Cda dell’Asp, Piera Beuzer, che dispone di altri numeri e si domanda «come possa risultare quel totale, superiore agli ospiti complessivi».

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Cifre difformi, insomma, alle quali in ogni caso si uniscono decine di contagi fra i dipendenti: le ripercussioni della carenza di organico sul “sistema” sono gravi, come segnalato dalla presidente, che ha lanciato un appello alle istituzioni affinché inviino rinforzi in termini di personale.

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«Fino al 18 novembre – ricorda Beuzer – il tampone di controllo per gli operatori delle case di riposo della regione era previsto una volta al mese e non era possibile effettuare quello preventivo sugli ospiti, tant’è che abbiamo acquistato autonomamente i test rapidi. La prima positività è stata rilevata il 14 novembre: abbiamo inoltrato tre richieste per l’effettuazione dei tamponi su tutti gli ospiti e i risultati sono pervenuti tra il 21 e il 22; i medici Usca sono stati inviati il 21, il 24 è arrivato l’infettivologo.

Ieri abbiamo mandato l’ennesimo sollecito all’Azienda, segnalando 20 nominativi di Oss e infermieri pronti a rientrare al lavoro, ma non ancora ricontattati per il tampone di controllo o in attesa di referto o del certificato di riammissione in servizio. Gli elenchi del personale – replica poi, riferendosi alle contestazioni mosse dal direttore dei servizi sociosanitari dell’AsuFc, Denis Caporale – sono aggiornati: tutti i dipendenti sono stati regolarmente sottoposti a tampone secondo i calendari stabiliti dall’Azienda».

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Respinte seccamente anche le accuse di contagio veicolato dal personale: gli operatori, assicura la presidente, si muovono nella struttura muniti dei dispositivi di protezione e nel rispetto dei percorsi di sicurezza stabiliti e verificati dal Distretto. Il personale amministrativo è in “smart working” dal 18 novembre, a quello di cucina è precluso l’accesso ai nuclei di degenza.

«Tutte le figure di riferimento per l’emergenza Covid – continua Beuzer – hanno verificato e monitorano costantemente il nostro operato. E ribadisco che l’Asp non può avere un medico proprio e le terapie agli ospiti sono stabilite dai dottori, non dagli infermieri né dalla direzione».

La validità degli strumenti adottati è asserita anche in una relazione del dottor Zanatti, l’esperto Covid giunto da Milano per un monitoraggio: «L’organizzazione – si legge nel documento – era perfetta. Il personale era stravolto dalla stanchezza per i turni massacranti, ma faceva di tutto per alleviare le pene degli ospiti. Mi è capitato di vedere dipendenti piangere per la grande partecipazione e il sincero affetto. Ho trovato la netta separazione tra positivi e negativi, e tutti i dipendenti erano dotati di Dpi adeguati».

«Non è il momento di alzare il tono delle polemiche – esorta il vicesindaco Roberto Novelli –. Purtroppo le Case di riposo si sono dimostrate l’anello più debole della catena: le responsabilità, qualora ve ne fossero, dovranno essere accertate, ma adesso l’Asp, in collaborazione con l’Azienda sanitaria Friuli centrale e il Distretto sociosanitario, deve continuare a mettere in atto le migliori pratiche di controllo, prevenzione, organizzazione e cura. La proposta dell’opposizione di spostare gli ospiti non contagiati negli spazi dell’ex Medicina ospedaliera rischierebbe di compromettere il reparto di Rsa, l’unico rimasto indenne sul territorio; fra l’altro mancherebbero medici e infermieri per la gestione. Le soluzioni vanno trovate, o forse andavano trovate, all’interno dell’Asp. Trovo coerenti le risposte date dal direttore dei servizi socioassistenziali dell’AsuFc». —


 

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