Ma siamo sicuri che Cashback e Lotteria degli scontrini servano a combattere l’evasione?

Premessa: commercianti, artigiani e professionisti che non si sono dotati di Pos e di conseguenza negano ai propri clienti la possibilità di pagare tramite carta o bancomat non incorrono in nessuna sanzione. Seppur il Pos sia obbligatorio dal 2014 (governo Monti) nei decreti attuativi non è previsto alcun provvedimento per chi, in tutti questi anni, non ha provveduto, per un qualsiasi motivo, all’installazione, e questo apre le porte ad un’ampia disapplicazione dell’obbligo.

Il governo. L’8 dicembre è partita l’operazione “Cashback” in italiano “rimborsi”. È l’ennesimo bonus ideato dal governo Conte che prevede, appunto, un rimborso del 10% sulle spese effettuate utilizzando le carte di credito o il bancomat, fino a un massimo di 150 euro e fino a un massimo di 15 euro alla volta.

“Cashback” altro non è che la prova tecnica della “Lotteria degli scontrini” che partirà a gennaio. Le differenze fondamentali sono che Cashback finisce il 31 dicembre e che devono essere fatte almeno 10 transazioni diverse (no pagamenti rateali di un prodotto); transazioni che diventano 50 a semestre (gennaio-giugno, luglio-dicembre e gennaio-giugno 2022) per la Lotteria degli scontrini che prevede, oltre al rimborso, un premio per chi fa più operazioni (1.500 euro) e, iscrivendosi al sito dell’Agenzia delle Entrate, superpremi a estrazione.

Per partecipare bisogna scaricare l’app “I0” (serve anche lo Spid) su cui caricare oltre ai vostri dati (tutti) anche quelli del bancomat e delle carte di credito, l’Iban. In tre giorni 6 milioni di italiani hanno scaricato l’app, lo stesso numero di quelli che, in tre mesi, hanno “sacrificato” la propria privacy nello scegliere “Immuni”.

Ma non è su questo punto che voglio soffermarmi, piuttosto sull’obiettivo di questi bonus: contrastare l’evasione fiscale; i pagamenti in “nero”, in contanti. Incentivare i micro-consumi nei negozi: niente bonus, infatti, se comprate on line. Come non c’è rimborso se fate acquisti professionali.

Ovvero le transazioni dovranno riguardare esclusivamente beni destinati al consumo familiare o personale, non quelli necessari allo svolgimento dell’attività imprenditoriale.

Cominciamo dalla fine: perchè escludere le spese per attività imprenditoriali se l’obiettivo è contrastare l’evasione? Andiamo oltre. Viene l’artigiano a casa e ci chiede 500 euro per il lavoro fatto. Quanti artigiani hanno il Pos? Teoricamente tutti, come si diceva in premessa, ma io ne devo ancora incontrare uno. E poi se i 500 con fattura diventassero 390 in nero?

Io risparmio l’Iva e lui non dichiara quei soldi. Entrambi evadiamo le tasse, ma abbiamo un vantaggio superiore al “Cashback”: 15 euro se pago con il bancomat o la carta (ammesso ce l’abbia); 110 euro se pago in nero. Nella gran parte dei casi va così: in Italia non si pagano tasse per 110 miliardi!

Possibile che nessuno a Roma ci abbia pensato? Non credo: ma allora qual è il vero obiettivo di questi “giochi” (nel Bel Paese i giochi piacciono tantissimo)? Farci spendere? Arricchire le banche con le commissioni?

C’è un altro aspetto: chi da sempre utilizza bancomat o carte per esempio dal benzinaio, al ristorante come in pizzeria, in alcuni negozi, al supermercato e che, quindi, facilmente raggiungerà le 50 operazioni semestrali quanto costerà in bonus allo Stato?

Venerdì la Banca centrale Europea ha scritto al governo e al governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: «Sarebbe necessario dimostrare che le limitazioni che incidono sul corso legale delle banconote in euro siano efficaci per conseguire le finalità pubbliche che legittimamente si intende raggiungere attraverso tali limitazioni.

Dovrebbe quindi sussistere una chiara prova che il meccanismo di cashback consenta, di fatto, di conseguire la finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale».—

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