Addio a Francesco Pravisano, appassionato di vette friulane: era positivo al Covid

UDINE. La montagna friulana piange Francesco Pravisano, uno dei suoi più assidui e appassionati frequentatori. Si è spento venerdì 18 dicembre, all’età di 73 anni, lasciando nel dolore la moglie Costantina, con cui ha condiviso 44 anni di vita, i figli Corrado e Federica, e i nipoti Beatrice, Francesco, Leonardo e Virginia. Con la sua scomparsa, anche il mondo del volontariato locale dovrà fare i conti con un vuoto difficile da colmare.

Nato a Sant’Osvaldo nel 1947, Pravisano ha speso la sua vita lavorativa come impiegato al Banco di Roma, girando il Triveneto fino a diventare direttore di filiale a Monfalcone e Cassacco. Udinese doc, negli anni era diventato un uomo di montagna d’adozione.

Socio del Cai da una vita, era difficile pensare a un sentiero che Francesco non conoscesse bene, almeno quanto le vie della città. Del resto, una delle sue caratteristiche era proprio quella di fare “ricerca sul campo”: tra osterie e forcelle, si fermava a parlare con chiunque, riuscendo a farsi raccontare storie locali anche ai più silenziosi montanari.

Da qui, la consapevolezza della famiglia che a partecipare al lutto siano le tante persone incontrate, per una cima condivisa o per una birra in rifugio, dal monte Matajur alla val Montanaia, passando per la sua amata Malga Priu.

«Francesco era generoso, in tutti i sensi, e amava raccontare e condividere – ricordano i familiari –. Ha così saputo trasmettere questa sua passione ad amici e compagni di escursioni, con parole semplici e concrete, prive della retorica che appesantisce tanti impostati discorsi di montagna».

E sono proprio quella sua concretezza e la generosità con cui si relazionava con la gente le chiavi per capire anche il suo impegno nel volontariato. Raggiunta la pensione, aveva infatti scelto di prestare il suo tempo e le competenze all’Unitalsi e alla Caritas di Udine. Anche in questi contesti, «si è speso senza riserve – continuano i familiari –, facendo da collante in ogni gruppo in cui si trovava e non rinunciando alla sua ironia sdrammatizzante».

Il Covid l’ha costretto a passare le sue ultime settimane isolato, tra le mura di un ospedale, in uno scenario che purtroppo abbiamo ormai imparato a conoscere. «Una fine così poco adatta a lui – ancora i suoi cari –, che non sapeva stare fermo e viveva di spazi aperti e socialità. Chi ha camminato con lui lo ricorderà a ogni escursione, ma soprattutto passando dalla val Dogna».

È da lì che Francesco sosteneva, con calcolata esagerazione, che si vedesse lo spettacolo più bello di tutte le Alpi: la parete nord del Montasio.

I funerali saranno celebrati mercoledì, alle 10.30, nella chiesa di San Giuseppe, in viale Venezia. —
 

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