Facile, comoda e vantaggiosa: così la Rete sbaraglia la concorrenza dei negozi tradizionali

L’analisi a Nordest rivela l’aumento dell’online generato anche dall’incertezza delle famiglie

UDINE. Gli acquisti online conquistano sempre di più. Eppure, la spesa in negozio è una soddisfazione di cui non si vorrebbe fare a meno. Ad alcune condizioni, però. La pandemia ha accelerato processi che erano già in corso in questi ultimi anni. Le tecnologie digitali hanno trasformato i mercati, non risparmiando alcuno. Tutto transita attraverso la rete: facile, comoda, vantaggiosa economicamente.



Il fenomeno è ormai noto. Diversamente dal resto d’Europa, in Italia i piccoli negozi rappresentano una trama non solo commerciale, ma anche un presidio sociale di centri delle città e piccoli paesi. L’arrivo delle grandi piattaforme distributive e delle vendite online ne sta velocemente cambiando l’orizzonte. L’impatto è plasticamente dimostrato dal ricambio veloce dei negozi nei centri storici: continue chiusure di botteghe, soprattutto di quelle tradizionali, e sostituzione con altre in franchising. Considerando solo le ditte del commercio al dettaglio nell’arco di un decennio (2010-2020) il Nordest ha perso poco più di 7.000 unità (-10,7%), e in Friuli Venezia Giulia (-14,6%) in misura maggiore: una misura proporzionalmente più elevata del resto d’Italia (-6,5%). Oggi i piccoli negozi ammontano a 62.820 unità (III trimestre 2020). E la prospettiva per il prossimo anno è di un’ulteriore diminuzione. Gli ultimi dati Istat (ottobre) evidenziano un calo aggiuntivo dei piccoli esercizi, mentre la grande distribuzione accelera le vendite. Ma è il commercio elettronico a mostrare le performance migliori: nel periodo gennaio-ottobre 2020, sul medesimo del 2019, la crescita giunge a +32,3%.

La minore propensione ai consumi delle famiglie, generata da incertezza e sfiducia, le opportunità offerte dalle tecnologie digitali e la pandemia sembrano rappresentare la tempesta perfetta per i piccoli esercizi. La prospettiva dei negozi fisici è dunque segnata? La competizione con le vendite online è destinata a vederli soccombere? La risposta a simili quesiti è più articolata di quanto non si pensi e gli orientamenti dei nordestini (Reputation Science per Open Fiber) lo dimostrano.



L’esperienza dell’acquisto online interessa ormai una larga fetta della popolazione. Il 79,4% degli interpellati ha fatto acquisti sulle piattaforme digitali nel corso del 2020, in leggera crescita rispetto al 2018 (78,0%). È un’occasione sperimentata in particolare dalla componente maschile, dalle fasce centrali d’età (31-60 anni), diplomati e laureati. A questi dobbiamo aggiungere anche quanti non lo fanno direttamente, ma sono aiutati da qualcuno (12,8%, in calo rispetto al 2018: 17,9%), per scarsa dimestichezza, non hanno un computer o internet. In questo caso, è soprattutto la componente femminile, i più anziani, chi ha un basso titolo di studio a rivolgersi ad altri. Residuale, infine, sono quanti non hanno mai fatto una simile esperienza (7,8%), in leggero aumento (4,1%) in particolare fra donne, persone ultra 60enni, inattivi, con un basso titolo di studio.

Gli acquisti online, però, non sembrano oscurare l’aspettativa legata all’esperienza del comperare in negozio, tutt’altro. È solo una parte marginale della popolazione (3,6%, peraltro in calo nel tempo: 5,8% nel 2018) che auspicherebbe la loro chiusura a favore esclusivo delle piattaforme di vendita online. I motivi sono legati soprattutto alle possibilità di risparmio e alla velocità dell’azione. Ma è rilevante sottolineare che una simile prospettiva non è desiderabile neppure da chi pratica gli acquisti via internet. Infatti, la maggioranza desidererebbe che entrambe le modalità di spesa (online e negozi fisici) coesistessero (56,4%). A patto però che l’attività commerciale sia in grado di offrire un prodotto o un servizio diverso e personalizzato. Paradossalmente questo orientamento è sostenuto proprio da chi più di altri acquista sulle piattaforme digitali. Si configura così una bipolarità nell’azione dell’acquisto: da un lato, si cercano in rete prodotti o servizi standard. Ma per la personalizzazione e il servizio dedicato si preferisce il negozio fisico. Ciò spiega perché il 40,0% dei nordestini desidera che l’attività commerciale resista anche in futuro, in crescita rispetto al 2018 (33,6%) e nonostante il vorticoso aumento delle vendite online nell’anno della pandemia: per la relazione di fiducia in chi serve, per sperimentare la qualità del prodotto o perché vuole essere seguito e consigliato da qualcuno.

Il negozio fisico continua a rappresentare un riferimento nella geografia sociale. Per la peculiarità che ha svolto nella nostra società, nell’essere un punto di riferimento non solo per gli acquisti, ma anche per le relazioni che in esso e attorno ad esso si sviluppano all’interno delle città. Tuttavia, la sopravvivenza si gioca sicuramente nella riduzione del divario sui costi che i piccoli esercizi devono sostenere rispetto alle piattaforme online. Ma parimenti dipende dal tipo di offerta di prodotti e servizi qualitativamente diversi (e più elevati) e sempre più personalizzati e di consulenza: con il cliente al centro.


 

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