Tutto quello che c'è da sapere sul vaccino anti-Covid19 per gli operatori sanitari: quasi 1.700 prenotazioni nel primo giorno

Ora il personale medico e delle case di riposo può riservare la propria dose Il maltempo potrebbe fare slittare di un giorno l’avvio delle operazioni in Fvg

UDINE. Quasi mille 700 prenotazioni nel corso della prima giornata di adesioni, riservate al personale socio-sanitario della nostra regione, hanno battezzato l’apertura delle agende vaccinali che permetteranno ai componenti del sistema-salute del Friuli Venezia Giulia e agli ospiti delle case di riposo, sempre in via facoltativa, di ottenere l’immunità dal Covid-19. Il maltempo, però, potrebbe ritardare la consegna delle prime 11 mila 700 dosi di vaccino Pfizer destinate alla regione, dopo i 265 campioni dimostrativi iniettati domenica, con la campagna vera e propria che potrebbe partire, pertanto, il 31 e non domani pomeriggio.



Alle 14 si sono aperte, regolarmente e come previsto, le procedure per le vaccinazioni in Friuli Venezia Giulia. Nel giro di pochi minuti erano una quindicina le persone che avevano già richiesto di potersi vaccinare nel territorio dell’Azienda sanitaria udinese e una decina in quella pordenonese per salire, a fine giornata, a esattamente mille 674 operatori sanitari. «Nello specifico – ha spiegato Riccardo Riccardi – sono state effettuate mille 674 prenotazioni di cui 561 a Pordenone, 560 a Udine, 320 a Cattinara, 170 a Monfalcone e 63 a Tolmezzo».

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Vale la pena di ricordare come questa prima fase di vaccinazione sia riservata, come da disposizioni ministeriali, al personale del sistema sanitario regionale, a quello del privato accreditato, ai liberi professionisti, a chi, per qualsiasi motivazione, lavora all’interno delle case di riposo oltre che agli ospiti delle strutture stesse.

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La Direzione regionale Salute ha pensato a un sistema misto, e integrato, per consentire a chi ne ha diritto di riservare il proprio “slot” all’interno del piano vaccinale targato Friuli Venezia Giulia. I dipendenti del sistema sanitario regionale, quelli del privato accreditato e i liberi professionisti possono prenotarsi utilizzando direttamente tutti i canali attivi a disposizione – G2, Order-entry, Cup-web, farmacie e call center (0434/223522 scegliendo l’opzione numero 7) – oppure possono rivolgersi al proprio coordinatore, o direttore, di struttura.

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Gli operatori delle case di riposo, invece, devono prenotarsi in uno dei cinque punti vaccinali istituiti nei presidi ospedalieri di Pordenone, Udine, Tolmezzo, Monfalcone e Trieste (Cattinara) al pari di un’ordinaria prestazione sanitaria tramite Cup, mentre per gli ospiti delle residenze per anziani saranno i responsabili delle strutture a raccogliere i consensi informati delle persone, oppure dei loro tutori, interessate alle vaccinazioni contattando, poi, l’Azienda sanitaria di riferimento che si occuperà di inviare un’apposita équipe medica. Le vaccinazioni nei cinque centri scelti dalla regione verranno effettuate, almeno inizialmente, soltanto in orario pomeridiano, in attesa di verificare il reale grado di adesione, e si svolgeranno nelle aree normalmente adibite, nel corso delle mattine, ai prelievi. Le singole squadre saranno composte da un medico e almeno cinque vaccinatori.

Le prime fiale di vaccino Pfizer potrebbero arrivare in anticipo rispetto al previsto sia in Italia sia in Friuli Venezia Giulia al netto del maltempo. È teoricamente prevista la consegna a Roma di 450 mila dosi complessive di cui 11 mila 700 voleranno fino all’aeroporto di Rivolto da dove saranno poi trasferite a Udine – che si occuperà anche del loro stoccaggio a Tolmezzo e Monfalcone –, Trieste e Pordenone per essere quindi utilizzate a partire da domani. Il tutto, però, tenendo in considerazione che la pioggia e la neve che si sta abbattendo sul centro Europa potrebbero spostare di una manciata di giorni la consegna in regione delle fiale con l’avvio delle operazioni spostato, quindi, a giovedì 31 dicembre.

L’obiettivo ministeriale, in ogni caso, prevede che le 50 mila 960 dosi di prodotto Pfizer destinate, al momento, al Friuli Venezia Giulia, e in grado di immunizzare 25 mila 47 persone, debbano essere utilizzate entro cinque settimane, quindi non più tardi di inizio febbraio. Il potenziale di persone da vaccinare, secondo i calcoli della Regione, supera le 56 mila unità di cui la fetta maggiore ricade, ovviamente, all’interno del personale del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia che raggruppa, a vario titolo, più o meno 13 mila dipendenti.

A seguire ci sono gli ospiti delle case di riposo – 10 mila 755 – e gli operatori delle stesse – 7 mila 925 –, senza dimenticare il personale pubblico della sanità impiegato negli ospedali e pari a 7 mila dipendenti. Nell’elenco, quindi, ci sono medici, infermieri e operatori del privato accreditato – 3 mila – il personale che lavora in appalto – 2 mila 600 – i medici convenzionati – 2 mila 500 – gli studenti delle professioni sanitarie – 2 mila – quelli di medicina – mille 700 – i dipendenti delle farmacie – mille 500 –, il personale in appalto dei nosocomi del Friuli Venezia Giulia – mille 400 – e infine 3 mila persone tra sanità privata, specializzandi e varie convenzioni.

Il vaccino che verrà inoculato a partire dai prossimi giornii – dopo l’anteprima di domenica a Palmanova – è quello targato Pfizer-Biontech, cioè l’unico ad aver ottenuto il via libera all’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’Ema europeo e dell’Aifa italiano.

È un prodotto che richiede basse temperature per la conservazione tanto che viene distribuito nei centri vaccinali in contenitori termici di spedizione che possono anche essere utilizzati per lo stoccaggio temporaneo. I flaconcini di siero devono essere conservati in congelatore a una temperatura compresa tra -90 e -60 gradi nella loro confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce. Una volta scongelato, il vaccino deve essere diluito e utilizzato immediatamente.

Tuttavia, i dati sulla stabilità in uso hanno dimostrato che il prodotto non diluito, una volta estratto dal congelatore, può essere conservato prima dell’utilizzo fino a cinque giorni a una temperatura compresa tra 2 e 8 gradi e fino a 2 ore a una temperatura superiore agli 8 gradi, ma inferiore ai 30. Dopo la diluizione, quindi, il vaccino va tassativamente conservato tra i 2 e i 30 gradi e utilizzare entro e non oltre le 6 ore. L’efficacia del è garantita, secondo l’Ema, nel 95% dei casi, ma soltanto a una settimana di distanza dalla seconda dose che va somministrata almeno 21 giorni dopo la prima inoculazione.

Il 6 gennaio, inoltre, l’Ema dovrebbe autorizzare l’utilizzo anche del siero di Moderna, basato su due iniezioni a distanza di un mese e con un’efficacia sempre del 95%, ma più facilmente trasportabile visto che necessita di una temperatura di -20 gradi. Il vero vaccino su cui punta l’Italia, che tuttavia è in ritardo rispetto ai concorrenti per quanto dalle ultime informazioni si speri in un possibile ok a metà gennaio, è quello di Oxford-Astrazeneca – con una possibile copertura attorno al 90% – dalla quale dovrebbe arrivare il quantitativo maggiore di dosi per il nostro Paese, oltre 40 milioni. Rispetto agli altri due prodotti, inoltre, non soltanto costa meno, ma soprattutto è più facilmente gestibile considerato come debba essere conservato a una temperatura compresa tra 2 e 8 gradi.

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