Un paziente positivo al Covid infetta medici e infermieri: focolaio in ospedale, chiuso il reparto di Cardiologia a Udine

UDINE. Nuovo focolaio Covid nel reparto di cardiologia del Santa Maria della Misericordia di Udine. L’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale è stata costretta a chiudere l’unità coronarica in seguito al contagio di 3 medici e di una decina di infermieri. Era già accaduto alla fine di ottobre.

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Questa volta il virus è stato portato in reparto da un paziente, che l’ha trasmesso al personale sanitario in servizio negli ultimi giorni. L’AsuFc ha quindi fatto scattare i protocolli con la quarantena per medici e infermieri, il tampone per i famigliari più stretti e per i contatti più recenti, e con la sanificazione degli spazi del reparto, che per qualche giorno resterà chiuso (i pazienti saranno trasferiti altrove fino alla conclusione delle operazioni).

Nessun commento arriva dall’AsuFc, che si trova a dover far fronte a un focolaio nell’unità coronarica per la seconda volta in pochi mesi. Ecco perché tra gli addetti ai lavori c’è chi storce il naso e punta il dito contro l’organizzazione del reparto.

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Il problema starebbe nella promiscuità dei percorsi tra pazienti Covid e no Covid, che farebbe aumentare il rischio di trasmissione del virus tra i pazienti. Una criticità che riguarda la cardiologia ma non solo quella, visto che chi lavora al Santa Maria della Misericordia segnala problemi anche nelle aree mediche. Anche qui, infatti, ci sarebbe una commistione tra pazienti affetti dal coronavirus e quelli non positivi.

Torna d’attualità, quindi, la questione di com’è stata gestita la struttura sanitaria udinese durante questa seconda ondata, con alcune precauzioni che non sarebbero state prese nella maniera corretta. Da qui il rischio di focolai interni ad alcuni reparti.

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A fine ottobre, in cardiologia, furono 9 i positivi al Covid tra pazienti e personale sanitario, oggi sono 12. L’operatività del reparto, per i casi più urgenti, non subirà rallentamenti, ma qualche disagio non mancherà per degenti e per il personale in servizio, già costretto, quest’ultimo, a uno stress non da poco a causa della seconda ondata del virus.

Ritmi incalzanti che spesso rischiano di far calare il livello di attenzione da parte del personale, con le probabilità di commettere una leggerezza (magari proprio nella gestione di pazienti Covid e no Covid) che possono aumentare.

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