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Il 2020 lo ricorderemo come l'anno dei bonus: sono troppi, così si riduce l’efficacia dell’azione pubblica

Soluzioni? Pretendere obiettivi chiari nelle scelte politiche, stimolare nuove forme di organizzazione della società e dei settori economici, informarsi correttamente

Qualche tempo fa, su una rivista online dedicata al pubblico femminile era riportata la lista dei bonus offerti alle famiglie nel 2020. Si parlava di oltre 50 strumenti di sostegno del Governo, dal bonus latte, al bonus matrimonio, al bonus vacanze, al bonus nonni. L’elenco non era completo perché, specifica il redattore alla fine della lunga lista, l’esecutivo avrebbe potuto introdurre altre novità.

Questi erano solo una parte dei molti strumenti di incentivazione o sostegno messi in campo dalle amministrazioni pubbliche, a livello nazionale e locale. Una pletora di opzioni che stordiscono il cittadino o l’impresa per la loro varietà e complessità, disperdendo così risorse, energie, possibilità.


Il dibattito pubblico condanna ogni anno questa dispersione di risorse e le diverse parti sociali ci ricordano come questa fitta ramificazione di aiuti porti a ridurre l’efficacia dell’azione pubblica. C’è da chiedersi, allora, come sia possibile che continuamente, indipendentemente da chi Governa a Roma o a Trieste, ci troviamo sommersi di incentivi: se all’apparenza l’esistenza di questi bonus o sostegni sono in sé una buona cosa – chi non vorrebbe pagare meno per un certo bene o ricevere un aiuto in caso di difficoltà? – a un’analisi più accurata si coglie come quanto questi supporti presentino delle problematicità.

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Partiamo da due osservazioni sociologiche: primo, una società stabile tende ad accumulare col tempo più collusioni ed organizzazioni; seconda, i membri di gruppi “piccoli” tendono ad avere un potere sproporzionato di incidere sulle scelte collettive.

Gruppi relativamente piccoli con rilevante capacità di influenza riescono ad estrare proporzionalmente più risorse dall’ente pubblico rispetto alla massa informe dei cittadini. Ognuno di questi gruppi chiede e pretende la sua parte e trova sempre un amministratore che rosica qualche euro dallo stanziamento complessivo per aiutarli. Molti gruppi, tanti stanziamenti, troppe risorse destinate. Peraltro, questo permette a tutti di lamentarsi dei bonus altrui: quelli dell’incentivo alle rottamazioni delle auto che criticano il bonus bici; quelli del bonus casa contro il bonus vacanze; ecc…. Insomma, poche risorse per tutti, a volte con finalità opposte, che alimentano uno sterile dibattito politico giocato sulle contrapposizioni.

IL FOCUS
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Così, se si scorre la lista dei gruppi indennizzati quest’anno a livello regionale o nazionale si scovano soggetti che hanno ottenuto risorse in proporzione alla capacità di incidere sulle scelte pubbliche, non all’esigenza. Un esempio? Gli stabilimenti balneari in regione, registrato anche quest’anno un bilancio positivo per loro stessa ammissione, hanno ricevuto ben 3 aiuti a fondo perduto (due dalla Regione, uno dal Governo): sono pochi gestori e ben organizzati, quindi ottengono più risorse di quanto sarebbe equo. Un altro esempio? Il disorganizzato e atomistico mondo della cultura ha ricevuto quasi nulla, nonostante gli evidenti problemi.

Conseguenze? Da un lato, osserviamo che spesso si ricorre a schemi di incentivazione di breve periodo, finanziati di anno in anno, invece di interventi strutturali: si pensi a quanti soldi abbiamo investito nelle rottamazioni delle automobili in queste decadi e quanto sarebbe stato più utile usare quelle risorse per potenziare il trasporto pubblico, aumentando così le alternative all’automobile per spostamenti rapidi ed efficienti, soprattutto oggi che il trasporto pubblico rappresenta il vincolo al rientro dei ragazzi a scuola.

Inoltre, solitamente i gruppi di pressione più efficaci nell’ottenere risorse pubbliche non rappresentano i settori più innovativi o socialmente rilevanti: la loro azione distorce il mercato e crea vincoli per una sana dinamica sociale ed economica. Dall’altro, sottovalutiamo quanto la pletora di bonus porti ad una valanga di normative, regolamenti, rapporti con la PA che sovraccaricano il sistema, rallentandolo e rendendo l’azione pubblica ancor più costosa.

Almeno economicamente funziona questa strategia? Usare molte risorse pubbliche per interessi privati non aiuta l’economia e l’andamento anemico della nostra economica (Stato, regione) ce lo ricorda.

Soluzioni? Pretendere obiettivi chiari nelle scelte politiche; stimolare nuove forme di organizzazione della società e dei settori economici; e informarsi correttamente, sempre.

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