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Gli albergatori: è l’ultimo treno. I maestri di sci: noi senza ristori

La presidente Schneider: servono marketing e programmazione. Pandolfo (Amsi): la crisi uccide i più deboli, non siamo strutturati 

Stagione al via il 18 gennaio: gli albergatori tirano un sospiro di sollievo, i maestri di sci temono che sia troppo tardi. Reazioni contrastanti, dunque, tra gli operatori della neve in Friuli Venezia Giulia.

«Dicevamo anche tra noi colleghi che il 18 era la data ultima per ripartire, il limite oltre il quale non si poteva andare - spiega la presidente regionale degli albergatori Paola Schneider -, adesso la data è stata annunciata, speriamo non cambino idea.

Abbiamo bisogno di certezze, di fare promozione per i clienti, in particolare su italiani e friulani, piuttosto che sull’Est Europa, visto che da quei Paesi gli sciatori molto probabilmente non arriveranno. Ma gli italiani saranno i turisti che tutti cercheranno, quindi servirà una campagna pubblicitaria massiccia, ecco perchè il 18 è importante che sia la data giusta e definitiva.

Da non sottovalutare c’è anche una questione di reclutamento del personale negli alberghi, nei ristoranti e nei locali. Non è così semplice convincere la gente a venire a lavorare se non hanno una qualche prospettiva. Abbiamo tantissima neve un po’ dappertutto, potrebbe essere che la stagione bianca arrivi certamente fino a Pasqua e un po’ oltre in qualche stazione.

Qualcosa in termini di ricavi potremmo recuperare, non si sa quanto, perchè comunque gli stranieri non ci saranno. Ma se la gente risponde, almeno non sprofondiamo, ci aiutano a sopravvivere, altrimenti si fa un botto tutti quanti. Poi è vero che non esiste solo lo sci: ci sono le camminate, ciaspolate, la gente chiama gente. Per quanto riguarda le misure di sicurezza, siamo pronti, sono state già adottate tutte le attrezzature necessarie a garantire una vacanza sicura e senza problemi».

Molto più scettico il presidente dell’Amsi (Associazione maestri di sci) regionale Alessandro Pandolfo, che è anche il sindaco di Flaibano. «Sono rimasto un po’ basito dalla notizia - dice - , prendo atto che nonostante tutti gli impegni presi e i protocolli per la gestione dell’affluenza agli impianti e alle lezioni di sci, hanno preso questa decisione per il 18 gennaio: a mio avviso è tardi, così stanno uccidendo la montagna.

Non si può fare programmazione, sono deluso, avvilito, mi rendo conto che il nostro sistema montagna, che non è strutturato come quello del Trentino o della Valle d’Aosta, prenderà una batosta che difficilmente potrà rialzarsi. Trentino e Valle d’Aosta hanno un sistema molto strutturato con risorse importanti per il marketing, la nostra è invece una montagna povera, con clientela di famiglie e studenti.

La crisi uccide più i deboli, la mia preoccupazione è che la regione ne risenta più di altre e più a lungo nel tempo. E mi auguro che per i circa 400 maestri di sci, ci siano i ristori, per due volte si sono dimenticati di noi, speriamo che rimedino. In Italia i maestri producono 180 milioni di euro di fatturato ogni anno, non è poco».


 

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