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Impianti di sci aperti dal 18 gennaio. Bini: accolte le richieste delle Regioni

L’assessore al Turismo del Fvg: entro questo mese vareremo la terza tranche di ristori per le attività danneggiate dalla pandemia

UDINE. Le Regioni avevano chiesto al governo l’avvio della stagione invernale il 18 gennaio e da quel lunedì - almeno nelle regioni gialle - si partirà. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato ieri pomeriggio, a sorpresa visto il largo anticipo dei tempi, l’ordinanza.

Dunque operatori turistici, maestri di sci e l’indotto che gravita sugli sport della neve possono tirare un sospiro di sollievo. In un inverno con le montagne imbiancate come non accadeva da decenni, il prolungamento dello stop causa Covid avrebbe significato un’ulteriore, amarissima, beffa. L’assessore regionale alle Attività produttive e turismo Sergio Bini accoglie con soddisfazione la novità.

«La richiesta di tutte le regioni al Governo era quella di riaprire il 18 gennaio, ora c’è l’ufficialità e non posso che essere contento, anche per la rapidità della decisione. Come avevamo sottolineato, non si poteva stare nell’incertezza fino all’ultimo.

Il protocollo per gli sciatori non agonisti è stato corretto con i suggerimenti del Cts (Comitato tecnico scientifico) riguardo il riempimento delle cabinovie, il tetto massimo di presenze giornaliere per singolo polo e il distanziamento nelle code per prendere i mezzi di risalita. Siamo pronti ad applicare il protocollo con le nuove disposizioni.

Come Regione Friuli Venezia Giulia sosterremo le attività economiche particolarmente danneggiate fino a questo momento, tanto che entro il mese firmeremo il terzo pacchetto di ristori a fondo perduto. Serviranno rimborsi certi, soldi veri, da parte dello Stato per le innumerevoli attività che ruotano attorno alla neve, dai maestri di sci, agli alberghi, dai ristoranti, ai trasporti che hanno risentito della chiusura della stagione fino a oggi, perdendo tutto il periodo natalizio.

In estate, tra luglio e agosto, gli operatori riuscirono a recuperare buona parte dei mancati introiti di febbraio e marzo, perchè la risposta dei turisti fu importante. Adesso se non ci fosse stata una data per la ripartenza, tante attività e migliaia di addetti avrebbero avuto reddito zero. In montagna gli hotel formalmente sono aperti, ma dal 18 potranno cominciare la stagione vera e propria.

Per ristoranti, bar e locali pubblici saranno valide le regole delle zone in cui è diviso il Paese: gialla, arancione e rossa». Il direttore di Promoturismo Fvg Lucio Gomiero aggiunge: «Gennaio potrebbe rappresentare quello che per la stagione estiva è stato giugno, cioè la ripartenza. Speriamo che febbraio e marzo possano dare gli stessi risultati di luglio e agosto, che furono ottimi».

Intanto in Austria, con il Pramollo meta tradizionale di molti corregionali, gli impianti sono aperti, ma solo per i residenti. Restano chiusi invece gli alberghi e i luoghi di ristoro, baite, chalet d’alta quota. Aperti i locali a valle, ma è consentito solo l’asporto. Pramollo può essere frequentato dai carinziani mentre durante una normale stagione, l’importante polo sciistico, conta almeno il 50% di turisti dall’estero, ungheresi, tedeschi, cechi e italiani.

Tra le cautele imposte possiamo ricordare gli impianti al 50% della capienza, mentre se si utilizzano telecabine o seggiovie chiuse c’è l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2. Questo ha creato molto malumore, certe stazioni avevano previsto di regalare la mascherina chirurgica a chi acquistava lo skipass giornaliero. In Tirolo, nel Voralberg e nel Salisburghese, dove ci sono mete turistiche famose in tutta Europa, il crollo del turismo straniero è pari all’80%. Nell’Austria orientale invece, dove lo sci è marginale, (Semmering, Vienna, un po’ di Stiria) con stazioni sciistiche di secondo piano, nei weekend c’è un vero e proprio affollamento, visto che i grandi bacini residenziali, come Graz e Vienna, sono poco distanti.

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