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Il virus colpisce soprattutto i centri con meno abitanti: ecco la mappa della Protezione civile, comune per comune

UDINE. Barcis e Drenchia due punti bianchi nella cartina del Friuli Venezia Giulia invasa dal virus. Sono gli unici due comuni bianchi senza contagiati: da queste parti quasi tutte le persone colpite dall’infezione l’hanno superata.
 
Ma proprio perché il virus si manifesta da un giorno all’altro, la fotografia scattata dalla Protezione civile al 4 gennaio potrebbe essere già diversa anche a Barcis e Drenchia dove è meglio non lasciarsi andare a facili illusioni. Barcis intanto piange la perdita di due cittadini che non sono riusciti a sconfiggere il virus. Partiamo da queste due realtà per raccontare come il virus si fa strada, arretra e ricompare da ormai un anno.
 
 
Soffermandoci sui casi attivi ogni mille residenti la zona più colpita è la montagna pordenonese con i 13 casi ogni mille abitanti di Erto e Casso, comune con meno di 400 anime. A seguire si posizionano Sequals, San Pier d’Isonzo, Tramonti di Sopra e Sgonico. Fermandoci invece solo sul numero dei contagi presenti al 4 gennaio, data dell’ultimo aggiornamento effettuato dalla Protezione Civile regionale, il primato va a Trieste con 3.778 persone colpite dal Covid. Qui anche se il numero risente dell’incidenza delle case di riposo, sono stati registrati 418 decessi. Nelle altre città capoluogo la situazione è diversa: Udine conta 908 contagi attivi, 628 Pordenone e 279 Gorizia.
 
 
Tra i comuni più colpiti c’è pure Monfalcone con 477 contagiati, 1040 guariti e 16 decessi. Rispetto alla prima ondata quando si riteneva che l’isolamento naturale presente nelle zone montane avesse contribuito ad arginare il virus, ora non è più così perché l’infezione ha abbattuto ogni barriera e si è diffusa soprattutto nelle piccole comunità. Un fenomeno questo che ha influenzato anche la decisione di prorogare la didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori.
 
 
Non è escluso infatti che diversi focolai classificati come focolai familiari anche nelle zone meno abitate della regione, in realtà siano stati accesi dagli studenti. Al momento non è possibile affermarlo con certezza, il sistema di tracciamento ormai ridotto all’osso non consente di farlo. Gli esperti regionali confortati dal report dell’Istituto superiore di sanità ritengono però che diversi focolai scolastici siano stati impropriamente attribuiti a quelli familiari.
 
 
Va ribadito che nei comuni sedi di case di riposo e residenze per anziani i parametri sono elevati perché risentono del fatto che gli anziani sono residenti nella struttura dove vengono ospitati e quindi gli eventuali casi di positività non vengono attribuiti agli effettivi comuni di residenza delle persone. Questa “anomalia” si riscontra oltre che nelle città capoluogo a Gemona, Tarcento, Cividale, Tolmezzo, Spilimbergo, San Vito al Tagliamento e in molte altre realtà.
 
Passando dalla zona collinare alla Carnia e al Canal del Ferro, rispetto a qualche settimana fa, nei questi comuni montani l’infezione sta calando. Rigolato, Comeglians e Ravascletto hanno numeri bassissimi. Come pure Dogna, Chiusaforte, Resia e Resiutta. Lo stesso vale per Forni di Sotto, Forni di Sopra e Socchieve, comune quest’ultimo sottoposto lo scorso autunno allo screening di comunità.
 
Ora l’attenzione di tutti si sposta sulla campagna vaccinale partita con le migliori intenzioni anche in Friuli Venezia Giulia. La prossima sarà la settimana dedicata all’immunizzazione degli ospiti delle case di riposo dove il virus continua a colpire anche gli operatori sanitari. Le aspettative sono molte anche se, secondo alcune previsione, la vaccinazione di massa non arriverà prima dell’autunno. Intanto sul mercato sta per arrivare il vaccino di Moderna e questo fatto, da solo, contribuirà ad allargare la platea delle persone che potranno prenotare il vaccino. 

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