Contenuto riservato agli abbonati

Concattedrale gremita e diretta streaming per l’addio a don Bernardino, storico cappellano dei malati

Commozione tra ex pazienti, medici, infermieri e personale ospedaliero La carezza del vescovo alla bara: «Grazie per tutto ciò che hai fatto» 

PORDENONE. «Siamo certi che sei già in Paradiso e che ad aspettarti c’erano tutte quelle persone che avevi accompagnato al grande incontro con il Signore. A te sarà stata letta la pagina del Vangelo: “Bravo servo buono e fedele, entra nella gioia del Signore”. È il nostro grazie sincero per quello che hai fatto per la nostra diocesi e per la Chiesa».

Così il vescovo Giuseppe Pellegrini ha salutato don Bernardino Del Col in una concattedrale affollata che, per le note disposizioni di sicurezza, non ha potuto ospitare tutti coloro che avrebbero voluto partecipare al rito, trasmesso anche in streaming sul sito della diocesi, in memoria dello storico cappellano dell’ospedale morto il 30 dicembre per arresto cardiaco a 82 anni.


Bara in legno chiaro, la stola appoggiata sopra col Vangelo, un mazzo di fiori e la foto del sacerdote col camice indossato in quella che è stata la sua “casa” per 47 anni, dal 12 marzo 1973 sino all’ultimo momento di vita. Col presule hanno concelebrato il vescovo emerito Ovidio Poletto che lo nominò delegato per la pastorale della salute, il vicario generale Orioldo Marson, il delegato di prossimità don Davide Corba, una ventina di sacerdoti; tra i presenti, con la fascia tricolore gli assessori Pietro Tropeano di Pordenone e Roberto Coral di Fiume Veneto col gonfalone, il comandante dei carabinieri della città Mirko Moras, volontarie e volontari dell’Oftal col presidente Bruno Cadamuro, delegati dei medici cattolici, del movimento ciechi, delle parrocchie dove prestò servizio: San Marco, Fanna, Bagnarola, Andreis. Tanti i medici, gli infermieri, il personale tecnico e amministrativo dell’ospedale: tra loro, il primario del pronto soccorso Laura De Santi, il direttore del centro trasfusionale Andrea Bontadini, Eva Fiappo, direttore del presidio ospedaliero Santa Maria degli Angeli. Ancora, tanta gente che nel corso degli anni ha ricevuto una parola di conforto, durante una degenza personale o di un familiare, una visita, un incoraggiamento, una parola di speranza.

Una vita «sempre in movimento», quella di don Bernardino Del Col, ha premesso il vescovo nell’omelia, svelando che l’aveva sentito poche ore prima l’attacco cardiaco fatale. «Col suo passo veloce portava una parola di sollievo e di speranza. Anche nelle situazioni più difficili». Un prete «con i piedi consumati dalla fatica, che diventano strumento di testimonianza», una presenza «fissa in ospedale, di cui era l’anima».

La sua perdita «è incolmabile per tutti: con te ci lascia un pezzo di storia dell’ospedale, ma la tua testimonianza trasmette forza e coraggio per andare avanti». Poche parole, tanto sostegno concreto: questo era don Bernardino, «testimone dell’amore di Dio». È stato «giorno dopo giorno accanto a chi soffre. In questi giorni ho letto – ha proseguito monsignor Pellegrini – tante testimonianze di affetto: tutti ne ricordano la vicinanza, il passo silenzioso, una parola, un sorriso». E le perle di saggezza che venivano inviate al mattino, presto, via whatsapp: «Indispensabili per cominciare bene la giornata».

Don Bernardino è stato «essenziale nei gesti e nelle parole, ma determinante nell’amore verso gli altri. Ha cercato di portare Gesù nelle persone che incontrava». Il momento del ricovero, spesso carico di preoccupazioni, «lo faceva diventare occasione per ripensare alla propria vita». Beneficiava di «una forte spiritualità che ha trasmesso al suo campo di battaglia, l’ospedale, ma anche all’Oftal nei pellegrinaggi a Lourdes (era cappellano onorario della Basilica mariana), alla Nostra famiglia, in Terra Santa, alle origini della fede, alle associazioni di cui era assistente spirituale».

Mancherà a tanti, don Bernardino, «ma da oggi – ha concluso il vescovo Pellegrini – abbiamo un angelo in più, in cielo, che prega per noi». Toccante la carezza che ha riservato al feretro, gesto che in tanti, fuori dal duomo, prima della partenza per il cimitero di Praturlone, paese dove era nato il 2 novembre 1938, hanno ripetuto. L’ultimo grazie, infinito sulle note di un canto mariano.

Video del giorno

Dentro il "Mostro del Mar Caspio", l'aereo sovietico spento per sempre 30 anni fa

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi