Il complottismo che corre da Pordenone a Washington: c'è un legame tra il nostro territorio e quello che è successo in Usa

PORDENONE. Che relazione c’è tra l’autore del video che intendeva smentire l’emergenza covid all’ospedale di Pordenone e i seguaci di Trump che hanno assaltato il Congresso americano? Ce ne più di una. In primo luogo la posizione che i giornalisti chiamano per comodità “negazionismo”. Cioè la credenza, diffusa in molti e diversi ambienti politici e sociali, che il Covid 19 altro non sia che un complotto ordito contro la “gente” e il “popolo.

Trump cercò di indirizzare la colpa verso la Cina, il grande rivale economico degli Usa. I suoi seguaci hanno obiettivi più creativi: i colpevoli sarebbero la finanza internazionale, una fantomatica lobby omosessuale e pedofila o semplicemente i comunisti, un classico che funziona sempre. In secondo luogo il negazionista friulano e gli esagitati di Washington hanno in comune la scienzofobia, l’avversione per la scienza. Il loro seguito è a tale proposito molto ampio e comprende persone molto più serie di tal Jake Angeli, lo “sciamano” con le corna che è sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.


Anche in questo caso si tratta di un atteggiamento che ha radici lontane. Il suo compito non è promuovere l’ecologismo o il naturalismo classico con l’obiettivo di migliorare, con le armi più proprie di questo pensiero, l’uomo e la società. È diventato un ideale combattente, una lotta per la sopravvivenza contro le multinazionali e la tecnocrazia, che arriva perfino a giustificare la violenza, come già nel terrorismo anti-abortista.

Da ultimo, ciò che unisce tutte queste posizioni è il recinto della controinformazione social. Se nel Novecento le informazioni, anche quelle false, anche la propaganda più scoperta, circolavano, aperte a tutti, nella piazza costituita dalla radio, dal comizio, dalla tv e dai giornali, oggi circolano solo sui siti e sulle chat di ogni singolo gruppo.

L’opinione pubblica, intesa come luogo di condivisione della realtà anche con chi non la pensa come noi, scompare. Esiste solo la propria community, chi la pensa come noi, la setta social alla quale apparteniamo e nella quale possiamo rinchiuderci anche a migliaia di chilometri di distanza. È una scuola pericolosissima di anti-democrazia, la cui vera prima uscita di massa è stata, non a caso, l’attacco al simbolo della prima democrazia rappresentativa del mondo, quella americana.

Messe nella centrifuga della pandemia, queste tensioni profonde della società post-industriale prendono forza e appaiono più visibili. Da Pordenone a Washington.

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