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Il Covid e l'impatto sui decessi in Fvg: l'incremento tra gli uomini è maggiore. I dati comune per comune

I report Istat e Iss misurano l’impatto dell’epidemia in Italia rispetto alla media registrata nei cinque anni precedenti

UDINE. Che impatto ha avuto la pandemia sulla mortalità del nostro Paese e su quella del Friuli Venezia Giulia? Periodicamente l’Istat e l’Istituto superiore di sanità cercano di dare una risposta a questa domanda. Anche perché, fin da marzo, qualcuno ha sempre cercato di sostenere una tesi minimalistica, quella che in tanti sintetizzano con la frase: «I morti di Covid? Si tratta di persone deboli e malate che sarebbero morte anche senza il virus».

I numeri però presentano una realtà diversa. Istat e Iss precisano che da febbraio a novembre sono morte in Italia circa 84 mila persone in più rispetto a quanto accaduto in media nei cinque anni precedenti (il periodo 2015-2019). Questo balzo anomalo nelle medie delle persone morte in un anno può far dunque già pensare che sia intervenuto un fatto nuovo, come quello del Covid. E sempre Istat e Iss sottolineano che da febbraio a novembre sono morti a causa del Covid 57.647 italiani, «il 69 per cento dell’eccesso totale» (ossia le 84 mila vittime in più).

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Gli stessi istituti specificano anche che il numero di decessi per Covid è probabilmente sottovalutato perché il calcolo «risente di problemi metodologici collegati al consolidamento delle basi dati e della difficoltà nell’identificare i decessi causati da Covid-19 quando questi avvengono in pazienti con numerose patologie concomitanti».

Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, lo studio rileva che da febbraio a maggio sono morte 5.322 persone, il 4,8 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2015-2019; da ottobre a novembre i decessi sono stati 2.954 e l’eccesso di mortalità rispetto allo stesso periodo del 2015-2019 è stato del 25,5 per cento. I ricercatori mettono anche in evidenza che il Friuli Venezia Giulia è fra le regioni che a novembre hanno registrato un eccesso di mortalità superiore rispetto a quello del picco di marzo-aprile, ossia +46,9% contro il +21,1%.

L’analisi si è anche soffermata sulle classi di età maggiormente colpite dal coronavirus, che sono quelle degli anziani: «Lo scostamento della mortalità dall’andamento precedente al periodo in cui è iniziata l’emergenza è ben evidente a partire dal mese di marzo per le età superiori ai 49 anni e aumenta al crescere dell’età. L’eccesso di circa 50 mila decessi per il complesso delle cause riscontrato a livello nazionale per il periodo marzo-maggio 2020, rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019, è dovuto per il 72% all’incremento delle morti della popolazione con oltre 80 anni (36 mila e quattrocento decessi in più).

L’incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni spiega un altro 23% dell’eccesso di decessi in corrispondenza della prima ondata dell’epidemia di Covid-19». Se tutto ciò ha segnato la prima fase, anche in autunno a soffrire di più sono stati sempre gli over 80 (alla cui classe si riferisce il 74% dei morti totali del bimestre).

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Tra i dati analizzati e rielaborati nei nostri grafici, anche quelli legati alle differenze di genere: secondo le statistiche dell'Istat, l'incremento di decessi maggiore si è registrato tra gli uomini, con un picco d'incremento di quasi il 300 per cento nella piccola Bordano.

Tra i comuni che hanno fatto registrare un aumento significativo dei decessi di donne vanno registrati Comeglians e Sutrio, dove l'incremento è superiore al 200 per cento.



 

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