Udine piange Roberto Lunelli: professionista e papà di Silvia, morta a 28 anni con il sogno di un ristorante d’alta cucina

UDINE. Udine piange il commercialista Roberto Lunelli, che ha formato generazioni di professionisti locali e organizzato convegni di livello internazionale in città e non solo. Positivo al Covid-19, era stato ricoverato alcuni giorni fa all’ospedale di Udine, dove è deceduto. Aveva 76 anni.

La famiglia Lunelli era stata colpita da un altro grave lutto nel 2013, quando era scomparsa Silvia, 28 anni. Una ragazza coraggiosa, che aveva un carattere forte e determinato. Silvia era la figlia più piccola di Daniela Feruglio e Roberto Lunelli.

Silvia coltivava un grande sogno, legato alla ristorazione e all’accoglienza, che lentamente stava trasformando in realtà, grazie all’entusiasmo dei suoi 28 anni e a una preparazione mai lasciata al caso.

Ma non era riuscita a esaudirlo: era uscita sconfitta dalla battaglia contro un destino forse già scritto e contro un linfoma che in un primo momento sembrava sconfitto, ma che poi non le ha dato tregua.

Amava circondarsi di molti amici, ma anche di molti gatti, i suoi amati gatti, e di fiori colorati. Aveva un debole per i viaggi, per la vita all’aria aperta, per le passeggiate al mare e le escursioni in montagna.

Determinata anche negli anni della formazione, Silvia aveva scelto di laurearsi in Scienze giuridiche all’università di Udine. E poi era entrata nello studio del padre, assieme anche al fratello Marco e al cugino Luca.

Al suo lavoro nello studio la giovane si era sempre dedicata con attenzione e competenza, ma grazie anche all’amore della sua vita, Patrick, Silvia stava cercando di dar vita e concretezza al suo sogno: creare un luogo speciale, per veri appassionati della cucina di alto livello. Per questo si documentava, studiava, viaggiava e sperimentava.

Di fronte ai fornelli le piaceva innovare. E cercare anche abbinamenti giusti tra cibo e vino, aiutata in questo dal suo Patrick. Quel Patrick Sturm di Cormons, di solida famiglia di viniviticoltori, giovane, ma già molto conosciuto nel settore.

Verso il 2012 Silvia aveva iniziato ad accusare i primi sintomi della malattia. Ma non si era arresa neanche di fronte a una diagnosi comunque tremenda. E aveva accettato tutte le cure, anche le più pesanti, nella clinica di ematologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine. Sempre determinata e sempre con un sorriso indimenticabile.

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