Rischio terza ondata di Covid, Crisanti: "Serve un lockdown duro subito. Le persone escono perché previsto dal Dpcm" 

PADOVA. «Me lo chiede per ogni Dpcm e le rispondo sempre che le misure non bastano, ma serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione».

Andrea Crisanti, 66 anni, romano, professore ordinario di Microbiologia a Padova dopo anni all’Imperial college di Londra, è il virologo del modello veneto diventato la bestia nera della Regione guidata da Zaia e pure del governo Conte.

Come vede la campagna di vaccinazione? 


«A livello internazionale purtroppo ci sono dei ritardi, mentre in Italia tutto procede per il meglio. Va anche detto che il governo ha scelto la via più facile, cioè partire da medici e infermieri, mentre in altri Paesi sono state pensate altre priorità».


Considerati gli ultimi contratti europei di fornitura di Pfizer e Moderna, quando pensa che tutti gli italiani saranno vaccinati?

«Concludere la campagna vaccinale entro l’anno mi pare un obiettivo realizzabile, anche se non facile. Per farcela servirà l’impegno di tutti: governo, Regioni, medici, infermieri, volontari e ovviamente cittadini».

Come mai ci sono medici di base e operatori di Rsa che sembrano non volersi vaccinare?

«Sono notizie che mi sorprendono e che riconduco più all’aneddotica che alla realtà. A Padova, per esempio, su 8mila sanitari si vaccinano praticamente tutti».

Non espresse anche lei qualche perplessità sul vaccino?

«Dissi semplicemente che per decidere di vaccinarmi avrei aspettato la fine della fase tre e la pubblicazione dei dati. Appena tutto questo si è verificato mi sono vaccinato subito perché l’evidenza scientifica, seppure in una situazione di emergenza, giustifica una simile scelta».

Se per motivi di rifornimento o di organizzazione la campagna di vaccinazione avesse dei ritardi servirebbero delle misure di contenimento straordinarie?

«La notizia positiva è che l’Italia ha iniziato bene la campagna vaccinale, per cui è presto per dirlo. Bisogna vedere cosa succederà da qui a marzo e a quel punto si potrà valutare se serviranno degli interventi suppletivi del vaccino».

Intanto possiamo permetterci un’altra settimana senza zone rosse?

«La mia strategia è sempre la stessa: farei un lockdown duro per abbassare i contagi e poi una vaccinazione di massa».

Una terapia shock?

«Bisogna impedire che l’alta trasmissione del virus favorisca la creazione di varianti che complicherebbero la vaccinazione».

La variante inglese continua la sua avanzata, ma non dovrebbe influire sulla vaccinazione.

«Pare di no, ma col passare del tempo potrebbero esserci altre varianti. Inoltre quella inglese, che si candida a diventare dominante, è difficilmente controllabile e potrebbe aumentare la soglia dell’immunità di gregge all’80 per cento».

Il prossimo Dpcm prevederebbe la zona rossa dopo i 250 nuovi casi su 100mila abitanti. Che ne pensa?

«È un passo avanti rispetto all’arlecchinata dei colori prima di Natale, ma abbasserei la soglia a 50-80».

Cosa non ha funzionato delle misure prima delle festività?

«Lo sapremo entro poche settimane, ma le zone gialle sono state un fallimento, specialmente in Veneto dove ci sono stati 5mila morti».

È etico che in Italia continui una media di 500 morti al giorno?

«È una strage inutile che poteva essere evitata. Invece di spendere in banchi a rotelle e bonus vacanze bisognava potenziare il sistema territoriale».

Ora cosa si potrebbe fare?

«Portare la pandemia ad un livello tracciabile con un lockdown vero e potenziare i test come non si è mai fatto. È anche la via più veloce per una vera ripresa economica. Altrimenti si proseguirà nella situazione attuale, in cui nessuno capisce cosa succede, in attesa della vaccinazione che se va tutto bene finirà tra un anno».

Sarebbero utili maggiori controlli?

«Sì, ma se si dà alle persone la possibilità di uscire con gli sconti perché non dovrebbero farlo? C’è anche un problema di messaggi contraddittori oltre che di misure e di controlli».

Lo sa che il viceministro Sileri ha scritto nel suo libro che voleva lei e Galli nel Cts, ma l’apparato fece resistenza?

«Meglio, così posso esprimermi liberamente e senza avere problemi con persone con cui sono sempre stato in forte dissenso sulla gestione della pandemia. Spero che almeno stavolta mi ascoltino».

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi