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Dove è piu alto il rischio di contagio in Friuli? I dati dei focolai in regione e lo spettro della terza ondata

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UDINE. Ogni giorno centinaia di nuovi contagiati, decine di ricoveri ospedalieri e purtroppo di decessi. Nonostante tutte le misure di contenimento adottate anche in Fvg, l’andamento dell’epidemia sembra ormai aver imboccato una strada senza ritorno, la cui unica soluzione paiono essere i vaccini.

Le raccomandazioni, gli inviti alla prudenza, le regole che ormai tutti conosciamo a memoria non sono bastati: la curva dei contagi non accenna a calare neanche in Friuli Venezia Giulia, come confermano i dati sui focolai attivi nel nostro territorio. Numeri elaborati e studiati dalla task force regionale che si occupa della pandemia, guidata dal professor Fabio Barbone, epidemiologo e docente di Igiene e sanità all’università di Udine.

Questi dati parlano chiaro. A fine agosto i focolai (ossia i luoghi dove esistono due o più casi di contagio collegati) nella nostra regione erano appena 43, a fine ottobre 508, a fine novembre 1.856 e ora (nell’ultima rilevazione della settimana fra il 28 dicembre e il 3 gennaio) 1.789. Una corsa che adesso sembra assestarsi, ma non certo calare decisamente, come invece avvenne in primavera durante e dopo il lockdown.

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Ma dove ci si contagia? Chi si occupa di tracciamento nei Dipartimenti di prevenzione cerca fra mille difficoltà di risalire all’origine di ogni singolo caso di positività. A volte ci si riesce, a volte ci si ferma prima, a volte non si trova una risposta. Il quadro che emerge in questo momento in Friuli Venezia Giulia, secondo i dati della task force, è il seguente: nei 1.789 focolai attivi sono coinvolte 4.157 persone contagiate;

  • 79 focolai sono stati individuati nelle case di riposo;
  • 28 negli ospedali;
  • 1.470 in famiglia;
  • 138 nei luoghi di lavoro;
  • 36 nelle scuole;
  • 17 nella generica categoria “amici”;
  • 1 nei centri di accoglienza;
  • 2 nelle carceri;
  • 2 nell’attività sportiva;
  • 11 nei centri per disabili;
  • 6 nelle caserme;

Nella settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio ben 2.532 casi su 3.634 (il 69,6 per cento) non sono stati ricondotti a un’origine precisa.

Non figurano in questa suddivisione della Regione casi attribuibili ad alcune categorie, come quella di negozi, bar, ristoranti: «Questo non vuol dire che non ci si contagia in quei luoghi – precisa il professor Barbone – , ma che il tracciamento non è stato in grado di individuare un focolaio in quegli ambienti oppure che è stato semplicemente inserito in un’altra categoria, come quella degli “amici”.

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Comunque, i dati in nostro possesso indicano che i contagi hanno un trend chiaro e progressivo. Se consideriamo la serie storica dei dati dall’estate a oggi ci accorgiamo anche di come le misure di contenimento contribuiscano a ridurre i focolai in categorie specifiche come quelle dello sport e delle palestre, dei viaggi, della scuola».

«In questo momento i rischi maggiori si stanno correndo nei luoghi di lavoro – prosegue l’epidemiologo – dove i focolai sono in aumento. Ma è evidente che il virus circola dappertutto, soprattutto nella popolazione generale che poi lo porta all’interno delle comunità chiuse come case di riposo, ospedali, carceri, comunità di disabili. Chi è lungimirante ha investito e continua a investire sulla tutela del proprio ambiente».

«Temo molto ciò che potrà accadere nelle prossime due settimane – sottolinea Barbone – quando potremmo vedere gli effetti degli incontri tra familiari e amici che sono avvenuti nel periodo delle festività anche se sono state adottate le misure di contenimento. I numeri del contagio potrebbero impennarsi».

Di fronte a un quadro difficile come questo, la politica punta tutto sulle vaccinazioni. «La risposta vera alla diffusione del virus è la capacità di vaccinare la popolazione – sottolinea l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi – e devo dire che i numeri che stiamo raccogliendo giorno dopo giorno anche in Friuli Venezia Giulia parlano di una adesione che va oltre le previsioni. Il fenomeno del contagio in questa seconda fase è completamente diverso rispetto alla prima e pesa molto l’incertezza sulla vita delle persone malate di Covid e di quelle che soffrono di altre patologie».



Quando si potrà vedere finalmente un calo dei contagi e un progressivo ritorno a una vita normale? Domanda difficile a cui il professor Barbone – da epidemiologo – cerca di dare una risposta: «Dobbiamo fare alcune ipotesi: la prima è che nelle case di riposo e negli ospedali si riesca a portare a termine la somministrazione della prima e della seconda dose di vaccino in tempi ristretti, in modo che dopo marzo si possano spegnere i focolai e dunque ripulire queste comunità dai contagi».

«Se in tutto questo periodo – prosegue Barbone – si sarà seguita la via della prudenza da parte di tutti e poi si sarà vaccinata una grande percentuale di popolazione spero, ma anche credo, che a inizio ottobre la circolazione del virus sarà molto ridotta».

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