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Alla festa di Trump risuona "Gloria": il filmino di Donald Jr, gli insegnamenti di Gaber e quel valore di democrazia perduto

Le immagini della rivolta a Capitol Hill le ricorderemo a lungo, almeno questa è la speranza: che ci si ricordi della festa, del totale disprezzo delle conseguenze dell’uso di alcune parole, dell’allegria vuota e agghiacciante di certe facce, dell’uso sconsiderato dei social media, della mancanza di senso dello Stato. Chissà cosa direbbe Gaber

UDINE. Nessun autore della peggiore “televisione spazzatura” avrebbe mai osato tanto. 6 gennaio: Donald Jr. prende il cellulare e filma suo padre, la sua bionda sorella e lo staff mentre guardano sui monitor una folla ululante di persone diversamente agitate non mescolate.

Perché mai deve essersi chiesto Junior non registrare per poi esibire, una clip che farà il giro del mondo e consegnerà alla storia “un dietro alle quinte” unico. Perché non condividere con i “follower”, pardon gli elettori, alcuni minuti del “prima di”?

Non è forse il sogno proibito dello spettatore medio, spiare il leader dal buco della serratura? Pensa la pubblicità, i soldi, i clic! Perché in fondo le immagini sono inizialmente le stesse di mille altre feste in giro per il mondo. “Noi come voi”, a parte l’aereo privato, il finto chic, i campi da golf dove non tramonta mai il sole.

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Noi come voi, la famiglia e la moglie, la terza, per mano, rigida come un araldo, no Melania alla festa non c’è, ma questa è un’altra storia. L’atmosfera è infatti quella di un simpatico party con tanto di calici alzati e va in scena pochi minuti prima che Trump senior salga sul palco per incitare la folla a marciare verso il Capidoglio.

In sottofondo c’è pure la musica. Certo non l’Adagio for string op.11 di Samuel Barber, troppo raffinato ed empatico e nemmeno l’apocalittica cavalcata delle Valchirie di quel Richard, magistralmente citato da Woody Allen “lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner…sento già l’impulso di occupare la Polonia”, ma una hit di grande successo “Gloria”, dell’italiano Umberto Tozzi, nella versione inglese cantata da Laura Braningham.

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Ebbene sì. E non manca nemmeno un primo piano della fidanzata del videomaker che muove le spalle e ancheggia mentre dice "Fate la cosa giusta, lottate!". Una frase che non può non far sorridere di amarezza chi guarda, perché è già di per sé un programma: “fate e lottate” non “facciamo e lottiamo”… Vallo a spiegare ai “valorosi patrioti” che mentre loro si accalcano, si surriscaldano e rischiano l’arresto per reati federali, the family si gode lo spettacolo al sicuro e al calduccio.

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Alla fine si conteranno 5 morti. Cinque. Le immagini della rivolta a Capitol Hill le ricorderemo a lungo, almeno questa è la speranza: che ci si ricordi della festa, del totale disprezzo delle conseguenze dell’uso di alcune parole, dell’allegria vuota e agghiacciante di certe facce, dell’uso sconsiderato dei social media, della mancanza di senso dello Stato, dell’esibizione di bandiere sotto la cui egida si sono già adunati criminali e assassini, delle pistole, dei fucili ostentati, delle urla e delle gesta dei barbari, (dal greco βάρβαρος, “colui che pronuncia suoni inarticolati”).

Recitava Giorgio Gaber: “Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi, sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema, più democratico che ci sia. Dunque c'è, la democrazia, la dittatura, e basta. Solo due. Credevo di più. La dittatura in Italia c’è stata, e chi l'ha vista sa cos'è, gli altri si devono accontentare di aver visto solo la democrazia. Io da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita…"

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Comunque diciamo, come si fa oggi, a non essere democratici? Sul vocabolario c'è scritto che democrazia, è parola che deriva dal greco, e significa “potere al popolo”. L'espressione è poetica e suggestiva. Ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c'è scritto”. Chissà se Junior ne ha mai sentito parlare…di Gaber

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