Mercedes è la prima a vaccinarsi ai Faggi con altri 40 anziani, poi in 80 alla Quiete

La situazione a Udine. Sono stati immunizzati pure 3 infermieri nella casa albergo. Più difficile gestire il consenso di chi non è autosufficiente

UDINE. Ha 77 anni e si chiama Mercedes Colautti la prima ospite della Casa albergo “Residenza i Faggi” a ricevere il vaccino contro il coronavirus.

Sabato le è stata somministrata la prima dose nella struttura di via Micesio, una delle residenze dell’Asp Quiete. Dopo di lei sono stati vaccinati altri 40 anziani e anche tre operatori. Domenica 10 gennaio, invece, sarà il turno di 80 ospiti alla Quiete di via Sant’Agostino.

Mercedes si è preparata in maglietta a maniche corte per essere più comoda nel compiere il primo passo verso l’immunizzazione. A seguire il suo esempio anche Elda Lenarduzzi, 98 anni, che ha dato il proprio consenso alla somministrazione.

Più problematica, invece, sarà la gestione di chi non è autosufficiente e, quindi, non in grado di fornire autonomamente l’approvazione o il rifiuto al vaccino. In questi casi le strutture si sono rivolte agli amministratori di sostegno, ma non tutti gli ospiti non autosufficienti ce l’hanno. In questi ultimi casi le strutture sono in attesa che il tribunale dia loro indicazioni sull’iter da adottare e inevitabilmente ciò porterà a un ritardo nell’intera procedura di vaccinazione.

Alla residenza protetta per anziani “La Quiete”, fa sapere la direzione, sono 70 gli ospiti positivi al Covid-19 e una ventina i dipendenti, mentre sempre una ventina sono le persone anziane guarite. Complessivamente sono 450 gli ospiti e circa 420 gli operatori (medici, infermieri, oss, fisioterapisti, animatori, oltre al personale al lavoro con appalti esterni come quello delle cucine, delle pulizie, della lavanderia e gli operai) impegnati.

Gli ospiti positivi sono stati separati dagli altri ed è stato allestito un reparto Covid, isolando due “nuclei” della struttura. Una misura necessaria per contenere il contagio e garantire a tutti una migliore assistenza. La situazione è stata gestibile fino a dicembre, poi il “mese giallo” – quello di dicembre appunto – ha reso tutto molto più difficile e tra Natale e Capodanno si sono registrati una trentina di operatori positivi: tutto questo ha comportato un grosso sforzo sia organizzativo sia operativo perché molti lavoratori sono stati costretti a fare turni impegnativi saltando anche le ferie per far fronte alle criticità.

L’anello debole della catena si è rivelato essere la cucina: li c’è stato il numero maggiore di positività tra i dipendenti. Fino allo scorso novembre, invece, mettendo in atto tutta una serie di procedure, nessuno degli ospiti era stato contagiato tanto che in molti hanno parlato di “modello Quiete” e il sindacato degli infermieri, il Nursind, aveva pure chiesto che venisse replicato in tutte le case di cura per anziani.

Quanto al personale della Quiete, finora hanno aderito volontariamente alla campagna di vaccinazione contro il Covid-19 poco più di un dipendente su tre. Un dato in linea con quanto emerso a livello nazionale, ma che resta al di sotto delle aspettative della direzione della residenza protetta di via Sant’Agostino.


 

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