Pieni i reparti Covid in Friuli Venezia Giulia, si va verso lo stop degli esami non urgenti

Riccardi convoca la task force: allo studio una manovra strutturale. L’indice di contagio per abitanti è alto e mette la regione a rischio 

Reparti Covid e terapie intensive piene: le Aziende sanitarie stanno cercando il personale per attivare altri 70 posti letto. Non si esclude un possibile blocco delle attività programmate non urgenti. All’interno degli ospedali si va verso una nuova manovra strutturale. «Finora abbiamo resistito e faremo di tutto per continuare a farlo anche se c’è la possibilità di arrivare a una riduzione delle attività non urgenti» spiega il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, che oggi affronterà la questione con la task-force Covid. È stato lo stesso assessore a convocare il vertice, l’ipotesi più probabile è che venga delineata un’organizzazione stabile della pandemia. I numeri la richiedono: ieri nelle terapie intensive e nei reparti Covid della regione c’erano 762 persone ricoverate.

Il rischio zona rossa


E se il parametro dei ricoveri è conseguente all’incidenza del contagio per 100 mila abitanti, quest’ultimo dato rischia di farci scivolare in zona rossa. Molto dipenderà se il Governo raccoglierà o meno il suggerimento ricevuto dal Comitato tecnico scientifico di portare a 250 contagi ogni 100 mila abitanti l’indice per entrare in zona rossa. Se la proposta, dopo essere stata discussa con le Regioni, riceverà il via libera, il Friuli Venezia Giulia rischia di trovarsi a pochi passa dalla soglia. Nell’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (Iss), quello che fotografa la situazione dal 28 dicembre al 3 gennaio scorsi, l’incidenza per 100 mila abitanti stimata a sette giorni è pari a 205,39. È più alta della media nazionale che non supera 166,02. Analoga la situazione per l’incidenza a 14 giorni: in Friuli Venezia Giulia è pari a 362,16, mentre in Italia si ferma a 313,28. Dopo il Veneto siamo la regione con l’incidenza per 100 mila abitanti a sette giorni più alta. Questa situazione non è nuova in regione, da tempo l’incidenza per 100 mila abitanti supera la media nazionale, ma ora questo parametro può fare la differenza. Non a caso il Friuli Venezia Giulia assieme ad altre 11 regioni è stato classificato ad alto rischio. La settimana precedente era a rischio moderato. Ricordiamo che l’Rt puntuale calcolato al 22 dicembre è 0,91 dopo aver oscillato tra un minimo di 0,86 e 0,95.

Il monitoraggio

Dal punto di vista del monitoraggio quella appena conclusa e quella che inizierà domani saranno settimane determinanti. Lo saranno perché i dati che ci hanno permesso di tornare in zona gialla risentono del basso numero di tamponi effettuati nelle giornate festive. Lo scrivono gli esperti dell’Istituto superiore di sanità e della Cabina di regia ricordando che «permane una diffusa difficoltà nella tempestività dell’invio dei dati. Come conseguenza – aggiungono – questo può portare a una possibile sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza». Se l’incidenza a sette giorni per 100 mila abitanti dovesse risultare sottostimata anche in Friuli Venezia Giulia, la possibilità di scivolare in zona rossa sarebbe più marcata. Siamo di fronte a «un’epidemia non controllata e non gestibile». Queste le parole usate dagli esperti che continuano a raccomandare «misure di mitigazione più stringenti». Ma anche se in Friuli Venezia Giulia sono già in vigore misure più restrittive rispetto a quelle previste in zona gialla – dalle 11 alle 18 nei locali è obbligatorio consumare seduti al tavolo all’interno e all’esterno dei bar e l’apertura delle scuole superiori è stata rinviata a febbraio – contagi e ricoveri ospedalieri si mantengono sempre su livelli elevati. Non va dimenticato che l’emergenza sanitaria si considera sotto controllo quando il contact tracing è in grado di tracciare i contatti dei positivi e questo avviene con un’incidenza di contagio pari a 50 casi per 100 mila abitanti.

I ricoveri

Nelle terapie intensive e nei reparti di area medica l’occupazione dei posti letto resta oltre le soglie di guardia, rispettivamente, del 30 e del 40 per cento. Secondo la Fondazione Gimbe i 170 posti di terapia intensiva disponibili in Friuli Venezia Giulia sono occupati al 35,56 per cento. Domani, come detto, la situazione sarà al centro della riunione della task-force regionale impegnata nella messa a punto di una nuova manovra ospedaliera con l’attivazione di ulteriori 70 posti letto Covid.

Le raccomandazioni

L’epidemia si trova in una fase delicata che «sembra preludere a un rapido aumento nel numero di casi qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti». Lo si legge nell’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità presieduto da Silvio Brusaferro, il docente dell’ateneo friulano. Anche Brusaferro continua a ripetere di mantenere «la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale – recita sempre il report – che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile». Allo stesso modo gli esperti della Cabina di regia raccomandano di continuare a indossare sempre la mascherina, di mantenere il distanziamento sociale e di lavarsi ripetutamente le mani. Ribadiscono, infine, «la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi». Dobbiamo farlo per evitare nuovi focolai passati dai 43 di fine agosto agli attuali 1.789. —

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