Raccolta di fondi per l'ambasciatore Picco, vanto del Friuli: soffre di una grave malattia

Giandomenico Picco oggi e, a destra, con lady Diana Spencer in occasione di una sua visita al Palazzo di Vetro a New York

Un fine e navigato tessitore nell’arte diplomatica, radici carniche, studi allo Stellini di Udine, laurea in scienze politiche a Padova e poi via per il mondo, come hanno sempre sognato tanti giovani friulani, di oggi e di ieri. Ma ora alle tribolazioni di una patologia degenerativa, alle cure, agli ospedali, si aggiungono difficoltà economiche

UDINE. Orgoglio. Evocare il nome di Giandomenico Picco, in Friuli, significa raccontare la storia di un uomo di successo. Che ce l’ha fatta, che si è distinto nel mondo, che ha lavorato all’Onu, ai massimi livelli della diplomazia internazionale, che ha salvato ostaggi, che è stato protagonista nei teatri di guerra più “caldi” del recente passato, che ha conosciuto presidenti americani e lady Diana.

Un fine e navigato tessitore nell’arte diplomatica, radici carniche, studi allo Stellini di Udine, laurea in scienze politiche a Padova e poi via per il mondo, come hanno sempre sognato tanti giovani friulani, di oggi e di ieri.

Ma la realtà odierna, per l’ambasciatore, 72 anni da poco compiuti, è purtroppo ben lontana dai fasti del passato. Vive da tempo negli Stati Uniti e nel 2017 gli è stata diagnosticata una malattia terribile, il morbo di Alzheimer.

Alle tribolazioni di una patologia degenerativa, alle cure, agli ospedali, si aggiungono difficoltà economiche sopraggiunte di recente che non gli permettono di vivere dignitosamente, come meriterebbe una persona della sua statura.

Sembra che gli sia stato prospettato un trasferimento in Friuli, ma l’opzione non pare essere al momento praticabile, per diverse ragioni, personali e organizzative.

E così negli Stati Uniti, sulla piattaforma Internet “Go found me” è stata avviata una raccolta fondi dal titolo “Helping the man who saved my father”, promossa appunto dalla figlia di uno degli ostaggi americani che Picco, allora assistente per gli affari esteri del segretario generale dell’Onu, il peruviano Javier Perez de Cuellar (morto nel 2020 a 100 anni), salvò da un gruppo terrorista in Libano dopo una abile trattativa andata felicemente in porto.

La sottoscrizione, avviata pochi giorni fa, ha già raggiunto la cifra di 18.728 dollari, ma l’obiettivo è quello di 60 mila dollari. «I miei ultimi 30 anni di amore e sorrisi con mio padre - scrive Sulome Anderson, figlia di Terry Anderson giornalista dell’Associated Press che fu catturato a Beirut dai terroristi - non sarebbero stati possibili se non ci fosse stato Giandomenico Picco.

Aiutateci ad assicurare a Gianni (la donna lo chiama così) una vita confortevole e dignitosa, sperando di raggiungere la cifra di 60 mila dollari, con i quali potremo pagare per un anno le cure e l’assistenza di cui ha bisogno. Significherebbe tanto per me aiutare l’uomo che salvò mio padre».

L’eco della sottoscrizione e il nome illustre di chi ne è il beneficiario, hanno fatto un po’ il giro dei media americani ed esteri. Ne hanno scritto “La voce di New York” e poi grazie al corrispondente da New York e inviato di guerra per “La Stampa” Francesco Semprini, è uscito un lungo e dettagliato articolo sulla testata Affari Internazionali. «Ora che è Giandomenico Picco, l’uomo ancor prima che il negoziatore – scrive Semprini - ad avere necessità, la memoria collettiva è chiamata ad onorare il suo debito».

Il legame di Picco con il suo Friuli è sempre stato molto stretto e tante sono state le occasioni in cui l’ambasciatore è stato protagonista di conferenze e convegni, con personaggi di spicco della politica italiana, come avvenne a Gorizia nel 2001, quando Picco e Giulio Andreotti parlarono, in una seguitissima tavola rotonda, delle prospettive sul futuro di Gerusalemme.

Oppure quando gli fu conferita, sempre a Gorizia, la laurea honoris causa in Scienze internazionali e diplomatiche dall’ateneo di Trieste. Tornò in regione anche in anni più recenti, sempre ospite di interessanti convegni specialistici dove, al pubblico, raccontava le sue esperienze durante i quasi 20 anni trascorsi da protagonista al Palazzo di Vetro, ai vertici dell’Onu.

Solo 4 anni fa, nel novembre 2016, Picco ben lungi dalla pensione, era attivissimo nel suo ufficio di New York, alla Gdp Associated, società di consulenza specializzata nei mercati del Medio Oriente e dell'Asia. Concesse un’intervista al Messaggero Veneto dove spiegò il suo punto di vista da osservatore di politica americana e internazionale, sulle elezioni Usa, che videro la vittoria, a sorpresa, di Donald Trump contro Hillary Clinton.

L’autorevole diplomatico friulano, nel 2018, fu tra i nominati dal Comitato dei garanti del “Giardino dei Giusti” di Milano, che ogni anno premia persone che abbiano compiuto un atto di altruismo di particolare rilevanza in un contesto ad alto rischio.

Picco, braccio destro dell’allora segretario generale Onu Perez de Cuellar, nel 1991 condusse in prima persona e con successo i negoziati per il rilascio di dodici ostaggi occidentali rapiti dai guerriglieri Hezbollah. L’onorificenza fu consegnata a Milano il 14 marzo del 2018 dal presidente Gabriele Nissim, nel corso di una cerimonia cui partecipò anche il sindaco Giuseppe Sala.

Da allora purtroppo per Picco l’abisso di una malattia che sottrae la vita cognitiva ogni giorno che passa e i problemi di carattere economico. Adesso, per tutti, anche in Friuli, l’occasione per sdebitarsi con un uomo che ha dato lustro e prestigio alla nostra terra. —

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