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Verso un nuovo Dpcm, cosa ha deciso il Governo: dal fine settimana due regioni saranno rosse, altre 12 arancione

ROMA. Premessa che trova d’accordo governo e Regioni, detta chiara e semplice dal premier Giuseppe Conte al Tg3: «Sta arrivando un’impennata dei contagi anche da noi». Sta arrivando e bisogna prepararsi. Un ennesimo Dpcm è in arrivo perché quello attuale scadrà il 15 gennaio. Ma un testo ancora non c’è, perché governatori e ministri saranno in videoconferenza il 14 gennaio. Nel frattempo, domani, il ministro della Salute Roberto Speranza, illustrerà le nuove misure al Parlamento.

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Proroga dell'emergenza

In estrema sintesi: si va verso una proroga dello stato di emergenza fino al 30 aprile. L’idea di decidere i passaggi di colore in base all’incidenza dei contagi sulla popolazione, che era stata avanzata dall’Istituto superiore di Sanità, è stata scartata da tutti, in quanto avrebbe avvantaggiato chi fa pochi tamponi e addirittura rischiava di essere uno stimolo a ridurre gli screening.

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Luca Zaia dal Veneto ribadiva anche ieri: «Abbiamo concordato che l’incidenza dei positivi è un fatto scientifico, ma funziona se tutte le Regioni fanno tamponi nella stessa percentuale. Non si può paragonare chi come noi ne fa 60mila al giorno con chi ne fa 400. Se andiamo a pesca, io con la canna e l’altro con la rete a strascico, e lui ne prende di più, vuole dire che il suo mare è più pescoso? No».

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Bocciata anche la proposta dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca, di dichiarare “zona arancione” tutto il territorio nazionale, si resta sul sistema delle fasce a colori. «Che finora ci ha permesso di evitare un lockdown generale. Guardate che succede nel resto d’Europa», sottolinea il ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia.

Rt, divieti e spostamenti
Ci sarà il rosso, e quindi lockdown, per chi ha un Rt superiore a 1,25 e un rischio “alto” o “moderato”. Parametri nei quali probabilmente già venerdì prossimo rientreranno Calabria e Lombardia. Il governatore Attilio Fontana già lo mette in conto.

Ci sarà arancione, con bar e ristoranti chiusi tutto il giorno, più divieto di spostamento fuori regione, con Rt superiore a 1. Ma potrebbe esserci anche con un Rt inferiore associato a un profilo di rischio “alto”, ovvero molti contagi al giorno, contact tracing in difficoltà, ospedali sotto stress. In questa condizione si trovano già 11 regioni oltre alle due sopracitate: Emilia, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Alto Adige, Trentino, Puglia, Umbria e Veneto. Ad alto rischio anche il Molise.

PER APPROFONDIRE



Al momento dunque, nella fascia gialla resterebbero soltanto 8 regioni. Potrebbero arrivare restrizioni anche per il Lazio, che finora era stato sempre tra i virtuosi. E così si spiega l’ira di Nicola Zingaretti, in veste di governatore del Lazio: «A fronte del comportamento eroico della maggioranza di persone che ha rispettato le regole, molti altri in queste settimane, in maniera folle, hanno praticato comportamenti irresponsabili danneggiando tutti: cene, feste, incontri e furbizie a mio giudizio andrebbero sanzionate con maggiore durezza».

L’orientamento comune è di non imporre più i week end arancioni in tutta Italia, ma Speranza vorrebbe lasciare il divieto di spostamento dalla propria regione per tutti, compreso chi è in fascia gialla. «Noi abbiamo invece chiesto che questi siano possibili, almeno tra regioni confinanti. Per noi è cruciale anche rispetto alle possibilità dello sci», commenta il presidente della Valle d’Aosta, Erik Lavevaz.

La fascia bianca
Verrà istituita infine una fascia “bianca” dove potranno riprendere tutte le attività, fermi restando il distanziamento, divieto di assembramento e mascherina obbligatoria. Per accedervi servirà avare un Rt sotto 0,5 e meno di 50 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. Parametri al momento irraggiungibili. «Ma la zona bianca – dice Giovanni Toti, dalla Liguria – era una nostra richiesta valida, perché significa dare un orizzonte positivo a persone che dovranno passare un periodo duro».

Con qualche resistenza regionale è passata anche la norma anti-movida, che vieta dopo le 18 l’asporto dai bar, consentendolo invece per i ristoranti.

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