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Bimba di 7 anni morta sotto l’acquasantiera: indagati preside e padre spirituale

Penelope morì a 7 anni durante la lezione di catechismo nella chiesa annessa all’educandato Uccellis

UDINE. Ci sono i nomi della dirigente scolastica Anna Maria Zilli e del direttore spirituale, padre Ioan Marginean Cocis, nel fascicolo aperto dalla Procura di Udine per fare luce su eventuali responsabilità penali in relazione alla tragica fine di Penelope Cossaro, l’alunna dell’educandato “Uccellis” morta all’età di 7 anni, il 21 novembre 2019, sotto il peso di un’acquasantiera di marmo caduta nella chiesa di Santa Chiara in cui, quel pomeriggio, la sua classe stava svolgendo attività extrascolastica.



Il pm Lucia Terzariol, titolare dell’inchiesta, ha formulato a carico di entrambi l’accusa di omicidio colposo, ipotizzando «negligenza e imprudenza» nella «vigilanza sulla sicurezza e incolumità dell’allieva». In particolare, alla dirigente si contesta di «non avere adottato misure organizzative atte a garantirla», mentre al direttore spirituale di avere tenuto la lezione di catechismo «con modalità tali da non garantirla», oltre che «di non avere esercitato la dovuta sorveglianza sull’allieva». Nel ricostruire la vicenda, inoltre, i carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura delegati alle indagini hanno rilevato a carico della preside una presunta «omessa adeguata disciplina della gestione delle chiavi di accesso alla chiesa».

La chiesetta di Santa Chiara, dove è morta una bambina di 7 anni



L’informazione di garanzia è stata notifica ai due indagati lo scorso novembre, insieme al provvedimento con cui il pm ha disposto l’esecuzione di una consulenza tecnica, finalizzata sia a verificare le cause del crollo dell’acquasantiera, un manufatto del 1646 che – a quanto rilevato già dai primissimi accertamenti – non sarebbe mai stato spostato dalla sua sede originale, sia a ricostruire la dinamica dell’infortunio. L’incarico è stato affidato all’ingegner Franco Curtarello, di Padova.

Trattandosi di accertamento tecnico irripetibile, anche indagati e parte offesa hanno proceduto alla nomina di propri consulenti tecnici. Zilli, che è assistita dall’avvocato Giancarlo Mariniello, del foro di Napoli, si avvarrà dell’ingegner Pierluigi Zamuner, di San Donà di Piave, mentre padre Ioan, che ha nominato come difensore di fiducia l’avvocato Giuseppe Campeis, ha indicato l’ingegner Gaetano Russo, ordinario di Tecnica delle costruzioni all’università di Udine. I genitori della giovane vittima, Laura Libanetti e Marino Cossaro, sono invece assistiti dall’avvocato Anna Leonardi e hanno nominato l’ingegner Natalino Gattesco, dell’università di Trieste.



Nel quesito sottoposto al proprio consulente, il pm ha chiesto di descrivere le caratteristiche costruttive dell’acquasantiera e il suo stato di manutenzione, con particolare riguardo alla staticità e stabilità e alla rispondenza ai requisiti di sicurezza, e di ricostruire la dinamica della sua caduta, specificando le forze esercitate e se riconducibile a difetti costruttivi o manutentivi. Inizialmente fissato nella data di ieri, il termine di deposito dell’elaborato è stato prorogato al 31 gennaio.

Intanto, da Napoli il difensore di Zilli parla di «iscrizione sul registro degli indagati come atto dovuto» per il ruolo dirigenziale rivestito a scuola. «Tanto più – osserva l’avvocato Mariniello – avendo preso servizio il 1° settembre 2019, e cioè appena due mesi prima del tragico incidente: un tempo di per sé insufficiente a organizzare alcunché. Senza considerare, come appunto pare non essere stato ancora fatto – aggiunge – che il proprietario della chiesa non era l’educandato Uccellis, bensì l’ex Provincia, e che neppure l’eventuale manutenzione spettava dunque alla scuola». Idem dicasi per la sorveglianza dell’alunna, «che non era certo di competenza della dirigente scolastica», conclude il legale.

I funerali della piccola Penelope in Duomo a Udine



Simile, seppure per altri versi, il ragionamento che prelude alla difesa di padre Ioan. «Il direttore spirituale è un insegnante a contratto – rileva l’avvocato Campeis – e, in quanto tale, non ha alcuna competenza in termini di sicurezza negli ambienti in cui svolge la propria attività». Ancora sotto choc di fronte al corpicino di Penelope schiacciato dall’acquasantiera, il religioso aveva escluso «una qualsiasi spiegazione logica a quanto successo. Dubito – aveva detto – che una fatalità del genere sia mai capitata in duemila anni di Cristianesimo».
 

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