Udine, la Caritas ricorre contro le multe ai senzatetto

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Per una decina di persone, sanzionate tra marzo e maggio 2020. Don Gloazzo: «Regole dello Stato troppo rigide» 

UDINE. Da un lato la presenza di persone in difficoltà, dall’altro il muro della legge contro cui si scontra chi si batte quotidianamente per l’accoglienza, come la Caritas.

Durante il primo lockdown sono stati sanzionati diversi senzatetto che in base ai controlli compiuti tra marzo e maggio 2020 avevano violato le misure restrittive anti-Covid. Non avendo loro una casa e contando spesso su ripari di fortuna, dove si sarebbero dovuti recare? La Caritas, attraverso i suoi legali, ha presentato un ricorso unico contro una decina di sanzioni nel tentativo di tutelare queste persone.

Uomini e donne trovati in giro dopo il coprifuoco o semplicemente sorpresi a sostare sulle panchine dei parchi o in altre zone cittadine che si sono visti appioppare una multa di diverse centinaia di euro da forze dell’ordine scrupolose, che si sono limitate ad applicare le sanzioni previste dai vari Dpcm.

«Lo Stato – considera don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas – nella sua rigidità non riesce a connettersi con la realtà. Queste norme portano a un cortocircuito. Per il resto, la nostra struttura ha sempre lavorato positivamente con il Comune».

L’organismo pastorale si occupa ogni giorno di accoglienza e di aiutare chi è in difficoltà, garantendo loro cibo, materiale sanitario e offrendo anche una sistemazione a chi è sulla strada. Punta sulla prevenzione più che sulla gestione dell’emergenza, anche se in questo periodo, complice il coronavirus, le situazioni complicate da gestire non sono poche.

Nel corso del 2020 sono state 154 le persone contattate in strada:132 uomini e 22 donne. Fra i maschi 42 erano italiani, 35 comunitari e 55 extracomunitari, fra le femmine, invece, figuravano 5 italiane, 15 comunitarie e due 2 extracomunitarie. Gli operatori della Caritas escono due sere a settimana (in altre giornate ci sono i volontari della Cri, garantendo così la copertura di quasi tutta la settimana), spostandosi sul territorio dalle 19 alle 24.

«Durante il primo lockdown – spiega Adriano Coco, referente del servizio di strada della Caritas, inserito in un più ampio progetto finanziato dal Comune attraverso i fondi Pon/Fead – abbiamo avuto un discreto numero di persone da aiutare.

Alcune erano rimaste sul territorio e non si potevano muovere. Durante ogni uscita incontravamo 20-25 persone cui fornivamo vestiario, kit per igiene personale e salute, ma anche materassini, sacchi a pelo o mantelline». Si erano create ripari di fortuna nelle zone della stazione, dello stadio o dell’ospedale, non avendo un tetto.

«In più occasioni – continua il referente – i senzatetto sono stati multati perché contravvenivano alle disposizioni volte a bloccare i contagi. Per alcuni di loro, una decina, abbiamo attivato un servizio di avvocatura e presentato un ricorso unitario per far togliere le sanzioni, tutte per inosservanza dell’ordine dell’autorità, in base all’articolo 650 del codice penale. Con la depenalizzazione decisa ad aprile, è stata poi applicata solo la sanzione amministrativa».

Nel 2020, infine, sono stati portati a termine 32 inserimenti abitativi, «nonostante le complicazioni degli accessi legate alla pandemia (i senzatetto devono avere il tampone negativo). Quattro sono stati sistemati nel dormitorio di emergenza freddo di via Pastrengo, 24 al Fogolar di via Pracchiuso, 3 in camere in affitto e uno in un appartamento in affitto». «Controlli e aiuti – chiude Coco – sono in atto anche in questi giorni, caratterizzati da temperature che nella notte sono sotto gli zero gradi».
 

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