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Da inizio anno 308 morti: terapie intensive piene ma l’Rt si ferma allo 0,94

Dati settimanali in crescita si attende il verdetto della Cabina di regia Il professor Della Mea: vediamo un peggioramento preoccupante

UDINE. Da inizio anno il Covid si è portato via 308 persone. Tanti sono i deceduti di coronavirus in Friuli Venezia Giulia. In questo periodo il picco è stato toccato lo scorso 5 gennaio quando in regione sono state registrate 41 vittime in un solo giorno.

Anche se alcuni decessi vanno attribuiti ai giorni precedenti, il dato è comunque elevato. Ma l’indice di contagio resta stabile e passa dallo 0,91 allo 0,94. Lo rileva anche il professor, Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università degli studi di Udine: «Nonostante non si possa parlare di record visto che sui 12 giorni a metà dicembre abbiamo avuto di peggio, se andiamo a guardare cosa sta succedendo emerge un peggioramento preoccupante». Un peggioramento che rischia di avvicinarsi ai livelli di fine novembre quando in 14 giorni sono stati registrati più di 400 decessi. «Questi numeri – ammette Della Mea – è difficile batterli».



Il professore lo sottolinea entrando nel dettaglio: «Nella settimana tra il 21 e il 27 dicembre, in regione, abbiamo avuto 135 decessi, in quella successiva (dal 28 dicembre al 3 gennaio) se ne sono aggiunti altri 143. La scorsa settimana il dato è balzato a 200 unità e questa è da vedere». I numeri assumono un’importanza maggiore nella settimana in cui si potrebbe finire in zona gialla. Tra oggi e domani il Comitato scientifico analizzerà gli andamenti per decidere poi le classificazioni delle regione. Analizzando i dati che quotidianamente vengono resi noti dalla Protezione civile in Friuli Venezia Giulia la situazione è critica anche se ieri sera si è saputo che l’indice di contagio Rt nella settimana sottoposta al monitoraggio non va oltre lo 0,94. Rispetto alla settimana precedente è cresciuto dello 0,3. A questo punto il rischio di finire in zona arancione potrebbe anche allentarsi.


L’andamento dei decessi
Da Capodanno il numero dei decessi oscilla tra un minimo di 18 e un massimo di 41 morti al giorno. Ma non si può parlare di record. «Però se andiamo a guardare cosa sta succedendo da inizio anno si nota il peggioramento, i numeri stanno risalendo». Della Mea si sofferma su queste considerazioni per ribadire: «A fine dicembre i decessi erano calati, mentre ora li rivediamo risalire. Preso come indicatore generale della situazione non è un buon segnale». Lo stesso segnale emerge dagli altri indicatori che si mantengono al di sopra delle medie nazionali. «Osservando il settimanale – continua Della Mea – i nuovi positivi, i decessi, i ricoveri in terapia intensiva e negli altri reparti si mantengono al di sopra della media nazionale».

Indice di contagio
Analogo l’andamento dell’indice di contagio calcolato sul numero dei tamponi effettuati che, nei primi 12 giorni dell’anno, solo ieri si è fermato al 7,5 per cento dopo aver toccato, lunedì scorso, quota 14,5 per cento. Nella stessa giornata ha raggiunto l’11 per cento anche l’indice di contagio calcolato sui tamponi rapidi, questo per dire che la curva del contagio continua a mantenersi stabile. E se scende lo fa troppo lentamente. Ma nonostante ciò, in base al monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) effettuato dal 4 al 10 gennaio, l’Rt regionale è pari a 0,94, in leggerissima crescita rispetto allo 0,91 della settimana precedente, ma ancora più basso se confrontato con quella di Natale (0,98).

Con questi dati, dunque il Friuli Venezia Giulia resterebbe in zona gialla anche con l’abbassamento dell'indice per l’ingresso in fascia arancione a 1 e a 1.25 per quella rossa, ma non se, come ventilato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, questo valore sarà ancorato alla valutazione di rischio complessiva che per la regione è di grado alto. Analoga la situazione se oltre all’Rt si valutasse il tasso di occupazione delle Terapie intensive e degli altri reparti, in diminuzione negli ultimi tre giorni, ma ancora abbondantemente sopra la quota limite del 40 per cento.



I ricoveri
Ancor più dei decessi, il dato che viene preso a riferimento dal Comitato tecnico scientifico e dalla Cabina di regia nell’analisi dell’andamento della pandemia sono i ricoveri ospedalieri. In Friuli Venezia Giulia come in altre regioni i numeri superano le percentuali di guardia pari al 30 e al 40 per cento dell’occupazione dei posti letto disponibili, rispettivamente, nelle terapie intensive e nei reparti di area medica. Nei primi 12 giorni dell’anno siamo di fronte a un andamento altalenante influenzato anche dalla scarsità dei posti letto. A seconda della disponibilità, infatti, può accadere che un paziente venga trattenuto un giorno in più nel reparto dove si trova o viceversa.

Certo è che i 60 posti di terapia intensiva Covid sono costantemente occupati tant’è che si è dovuto correre ai ripari. Dall’1 al 12 gennaio, sotto i 59 ricoveri non siamo mai scesi. Giovedì 13 gennaio il numero ha raggiunto le 69 unità continuando a salire da sabato scorso. Leggermente diversa la situazione nell’area medica dove, dopo i 703 ricoveri registrati domenica scorsa il giorno seguente il dato è sceso a 688, quello dopo ancora a 671 e ieri è arrivato a 665 pazienti. Di fronte a questi numeri la task-force coordinata dal professor Fabio Barbone, sta mettendo a punto una manovra ospedaliera che prevede il recupero di almeno un centinaio di posti letto Covid nelle Medicine e nelle Rsa. Andranno ad aggiungersi ai 700 già attivati, complessivamente, nei reparti Covid degli ospedali di San Daniele, Gemona e Palmanova.


 

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