Fidanzati uccisi, il ricorso è inammissibile: la Cassazione conferma l’ergastolo a Ruotolo

PORDENONE. Confermato l’ergastolo a Ruotolo: la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Giosuè Ruotolo, 31 anni, è in carcere dal 6 marzo 2016 per l’omicidio dei fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone.

Freddati con sei colpi di pistola all’uscita dalla palestra di pesistica in via Interna a Pordenone il 17 marzo 2015. Ruotolo è stato condannato in primo e secondo grado all’ergastolo con due anni di isolamento diurno.

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L'OMICIDIO E LE TAPPE

Quel sole è stato spento il 17 marzo 2015, nel parcheggio del palasport di Pordenone in via Interna. Quel volto radioso, incorniciato da una chioma bionda, e il suo sorriso si sono raggelati alla vista dell’assassino, che ha proteso la pistola verso di lei, dentro all’abitacolo della Suzuki Alto, dopo aver appena esploso tre colpi di pistola contro il fidanzato Trifone Ragone, che si stava sedendo sul sedile del passeggero dopo una sessione di crossfit in palestra, con gli infradito gialli ai piedi.

Il killer lo ha sorpreso alle spalle con il primo proiettile. Sei colpi di pistola hanno cancellato in una manciata di secondi il futuro di una coppia innamorata.

I PROTAGONISTI DELLA VICENDA

​- TERESA COSTANZA Trentenne, laureata in economia aziendale alla Bocconi, ha lasciato la promettente carriera di assicuratrice per amore di Trifone e si è trasferita da Milano a Pordenone.

TRIFONE RAGONE 28 anni, originario di Adelfia, caporalmaggiore di stanza al 132º Reggimento dei carristi di Cordenons, appassionato di crossfit, sognava di sposare Teresa e entrare nella Guardia di finanza.

-  GIOSUE’ RUOTOLO 28 anni, originario di Somma Vesuviana, ex commilitone e coinquilino di Trifone, condivideva con lui la passione per la palestra e le serate in discoteca prima che l’amico conoscesse Teresa ma anche il sogno della Finanza.

Per dare un volto all’assassino dei fidanzati i carabinieri hanno impegnato i loro uomini migliori e numerose le specialità: Nucleo investigativo di Pordenone, Ros, Rittel. I pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro (da marzo trasferitosi alla Procura di Caltanissetta) si sono trovati di fronte non a una, ma a dieci piste investigative, nove delle quali alternative a Giosuè Ruotolo.
 
Fra queste la cosiddetta pista bresciana, nata dalle rivelazioni di Lorenzo Kari, che ha sostenuto in Corte d’assise di essere stato ingaggiato per uccidere i fidanzati da un imprenditore, prima di evadere per la seconda volta in due anni.
 
Tutte le ipotesi alternative sono state minuziosamente scandagliate e si sono arenate senza trovare riscontro, prima che i sospetti degli inquirenti si concentrassero sul 28enne di Somma Vesuviana. 
 
Il destino ha voluto che qualche giorno prima del delitto la telecamera 14 bis, che inquadra via Interna, si fosse guastata. Così, anziché brandeggiare, ovvero spostare di continuo il suo occhio elettrico, si è bloccata in una posizione fissa. Gli investigatori si sono accorti, così, dell’Audi A3, con i cerchioni in lega, il peluche sul cruscotto, lo stop posteriore sinistro bruciato, diretta al palasport e poi verso il centro, al ritorno. 
 
Qualcosa non tornava: l’auto spariva dal raggio delle telecamere per sette minuti. Come mai? Dalla freccia di svolta a sinistra riflessa in una pozzanghera, gli investigatori dell’Arma hanno intuito che l’auto si era fermata nel parcheggio vicino all’ingresso del parco di San Valentino.
 
Forse per disfarsi dell’arma del delitto? È proprio in quel parco, nel lago, che sei mesi più tardi verrà trovata la pistola Beretta semiautomatica, un cimelio uscito dalla fabbrica nel 1922. Giosuè Ruotolo ammetterà che quell’auto immortalata dalle telecamere è la sua, mentre in precedenza aveva riferito agli inquirenti di essere rimasto a casa.
 
L’inchiesta sul duplice omicidio è stata la più complessa fra quelle affrontate dalla Procura e dall’Arma di Pordenone. I carabinieri hanno passato al setaccio un’imponente mole di dati digitali e più di 800 testimonianze.
 
Già una settimana dopo l’omicidio sono stati trovati i messaggi di Anonimo nel cellulare di Teresa Costanza. Soltanto nell’autunno del 2015, però, dopo aver parlato con le amiche di Mariarosaria, fidanzata di Giosuè, a Somma Vesuviana, gli inquirenti li hanno collegati all’indagato.

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