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I reparti Covid sono tutti pieni, al Pronto soccorso un accesso su tre per coronavirus: "Rischiamo di andare in crisi"

Al Pronto soccorso la media è di 120-140 ingressi al giorno, un terzo a causa del virus. Il direttore Calci: con un altro picco di contagi rischiamo di andare in crisi. Viviamo alla giornata

UDINE. Il ritmo non rallenta mai al Pronto soccorso di Udine. Rimane sostenuto, ininterrottamente.

«Non c’è una situazione di emergenza nelle ultime 24 ore, ma la pressione rimane alta». Ad affermarlo è il direttore della struttura Mario Calci. Rispetto un mese fa quando i pazienti Covid che necessitavano del ricovero dovevano aspettare anche quattro giorni prima che si liberasse un posto letto, ora l’attesa si attesta tra le 18 e le 24 ore al massimo. «Stiamo lavorando a ritmo sostenuto – dichiara Calci – con un numero dei casi Covid tra i 20 e i 40 al giorno. Di questi tra i 10 e i 15 devono essere ricoverati. Al momento restano in attesa di essere collocate sei persone giunte in Pronto soccorso tra martedì e mercoledì notte e alle quali entro 24 ore troveremo una sistemazione».


La pressione, dunque, resta costante. «Sicuramente non è la stessa situazione che avevamo a novembre – prosegue il direttore –. Il ritmo è di 120-140 nuovi accessi al giorno, numeri in calo rispetto all’inverno scorso e con una riduzione dei codici bianchi. Ora, però, quasi tutti sono casi complessi».

In corsia, insomma, si continua a lottare ogni giorno. Senza nascondere la preoccupazione per le misure anti-Covid “allentate” della zona gialla. Perché il rischio che il sistema torni ad andare in sofferenza c’è ed è reale. «I reparti Covid sono tutti occupati al cento per cento – prosegue Calci –, riusciamo a ricoverare il numero di persone equivalente a quello di coloro che sono dimessi. Bisogna tener conto, però, che si tratta di pazienti con un decorso lungo, in media di 15-20 giorni. Basta un piccolo picco di contagi per metterci in crisi con il rischio che possa venire meno la garanzia dell’assistenza a tutti i pazienti. Dopo le festività abbiamo notato una impennata dei casi e degli ingressi. In questi giorni la situazione è abbastanza stabile. Viviamo giorno per giorno».


Non si deve abbassare la guardia. Non è un semplice monito, questo. «Siamo stabili su un livello di massimo funzionamento – prosegue Calci – ma se dovesse esserci un’altra fase di emergenza non riusciremo a garantire i posti letto visto che siamo al massimo dell’occupazione dei 350 disponibili».

La preoccupazione è rivolta anche ai pazienti non contagiati dal coronavirus ai quali vanno garantiti i ricoveri. «Gli altri malati devono avere posti letto, l’attenzione va spostata anche su di loro – dichiara –. Se siamo costretti ad aumentare quelli destinati ai malati Covid si rischia di toglierne altri per quelli non Covid, ma certe situazioni se lasciate per settimane senza intervenire evolvono e questo non è ammissibile. Sarebbe un grande errore pensare che con il vaccino si risolverà tutto velocemente».

«Siamo sul filo del rasoio – conferma anche il direttore generale dell’Azienda sanitaria Friuli centrale Massimo Braganti – e la raccomandazione, al di là delle suddivisioni per colori, è di prestare la massima attenzione in quanto c’è una notevole pressione su tutti gli ospedali».


 

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