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Chiara e Giovanni oltre le regole: hanno adottato una cerva zoppa assieme ai compaesani

Gli animali selvatici non si potrebbero nutrire, ma molti sopra Forni Avoltri si sono mossi

FORNI AVOLTRI. Hanno bussato prima delle 7. Fuori ancora buio, cumuli di neve, il tenue riflesso bianco del Coglians, i primi chiarori laggiù, oltre il Tamai. Chiara Grison, triestina che da oltre un decennio ha deciso di vivere qui, è andata alla porta. Era l’addetto comunale alla nettezza urbana. «Signora, la cerva è qui fuori, non riesco a passare con il mezzo per la raccolta». Lei l’ha convinta a fare strada, a tornare nel suo rifugio sul letto di fieno. Le frequenze della sua voce sono ormai familiari alla cerva, solo le sue.

Chiara la chiama “piccola”. Gli altri, in paese, semplicemente cerva. A nessuno è venuto in mente di darle un nome proprio. Quassù non si fa, con gli animali selvatici. Le storie alla Bambi fanno più fatica a insediarsi nell’immaginario di chi in mezzo agli animali del bosco ci vive. E spesso li caccia.


Quello che invece Chiara ha deciso di fare – e con lei via via il resto dei paesani – è stato di adottarla, quando ci si è accorti che la “piccola” avrebbe avuto non più di qualche giorno di vita, con quella gamba spezzata che le impediva di muoversi nel suo territorio sepolto da oltre un metro e mezzo di neve.

Siamo a Sigilletto, frazione di Forni Avoltri, a 1.150 metri. Uno dei borghi dell’alta Val Degano (insieme a Frassenetto, Collinetta e Collina) che dall’inizio di dicembre fino a qualche giorno fa sono rimasti isolati da una frana. È stato durante questo lungo “lockdown” geologico che il paese ha adottato la cerva ferita.

Chiara se l’è trovata una sera davanti alla porta di casa. Un po’ distante, ancora diffidente. Le ha gettato degli avanzi di verdura. La cerva ha gradito, ma è subito ridiscesa zoppicando nel bosco sottostante. Il giorno dopo era ancora lì. Così Chiara ha chiamato Giovanni, il suo compagno che abita più a valle, a Ludaria.

Giovanni Cantarutti, animalista e pioniere in Carnia dei Fridays for future, ha caricato il suo fuoristrada di mele ed è partito. «Dobbiamo chiamare la Forestale», hanno subito concordato. Gli agenti della stazione di Forni Avoltri, tra i quali una naturalista, non ci hanno messo molto ad arrivare lungo una pista sostitutiva della strada interrotta. La frattura era già calcificata, non c’era molto da fare, ha decretato subito il loro occhio esperto.

Che fare? Gli animali selvatici non si nutrono, dice la “regola”.

Lo zoologo e naturalista Luca Lapini, uno dei massimi esperti di fauna selvatica in Friuli Venezia Giulia, spiega: «Nutrire gli animali selvatici, farli avvicinare all’uomo è certamente un errore. Il rischio è di creare incidenti che collidono con la conservazione, con la loro protezione».

Giovanni Cantarutti, che in questi giorni fa il saliscendi dalla casa di Chiara con carichi di mele e fieno, si trova spesso al centro di polemiche social su questo tema: ma come... – osserva nei suoi post – arrechiamo danni continui all’ambiente, distruggiamo interi ecosistemi, e dovremmo considerare il delitto ecologico nutrire animali in difficoltà?

Giovanni è stato ed è un collaboratore volontario dei naturalisti esperti e dello stesso Lapini. E non cerca certo una polemica con lo zoologo che resta il suo punto di riferimento: «Dico solo – precisa – che non è un delitto alimentare gli animali selvatici in annate particolarmente dure come questa. Basta farlo con criterio, senza avvicinarli e utilizzando alimenti che troverebbero comunque nel loro habitat».

Nel frattempo Sigilletto e i suoi abitanti sono stati “isolati” anche da questo dibattito. Quello che hanno fatto è stato semplicemente unirsi al primo gesto spontaneo di Chiara quando si è trovata sulla porta una cerva che non avrebbe potuto più tornare nel suo habitat. E così Loris, il titolare del negozio di alimentari, fornisce gli scarti e gli avanzi di verdura; i vicini di Chiara, Anna e Sandro, hanno messo a disposizione la stalla delle capre. Mentre Agnese, Clelia, Anita, Annamaria, Alvio e altri portano granturco e avanzi da casa sotto il tetto dell’antico stavolo nel centro del paese che la cerva ha scelto come casa. Ancora per poco: tutti sanno che il destino della “piccola” è segnato. A meno che...

«Se si tratta di un animale ferito è diverso – conclude Luca Lapini – e in ogni caso sono in sintonia con la sensibilità di queste persone e con gli animalisti in generale. Tuttavia anche in questo caso la soluzione è un’altra. Esistono, a Cimolais e Forni di Sopra, centri di recupero faunistico dove hanno trovato ricovero molti cervi in difficoltà. Quello sarebbe il suo posto. Una femmina, anche ferita, potrebbe anche essere utile».


 

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