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Agenzie di viaggio friulane in difficoltà: «Così è impossibile programmare»

Marian (AciTour): «Attendiamo ancora i ristori di agosto». Venturini (Spada): «Venuta meno la voglia di viaggiare»

UDINE. L’estate, con la diffusione del virus rallentata, non è bastata. E Natale, complice le millanta restrizioni, è di fatto completamente andato perso, così come in stand by è ogni discorso legato alla stagione invernale. Il comparto del turismo è fermo e registra, anche in Friuli Venezia Giulia, un calo del fatturato che si avvicina alle tre cifre. A pagare lo scotto maggiore sono i tour operatori e le agenzie di viaggio, che hanno perso in media l’80 per cento del volume d’affari.

L’incremento esponenziale dei contagi, del resto, ha portato via via alla rarefazione degli spostamenti per svago, come indicato in Italia dalle stesse autorità di governo: anche prima che gli effetti della seconda ondata divampassero, i Dpcm invitavano chiaramente i cittadini a limitare gli spostamenti ed evitare quelli fuori dai confini nazionali se non strettamente necessari.



In questo quadro è chiaro che gli operatori del settore guardino al prossimo futuro con comprensibile preoccupazione. Michele Marian dell’AciTour Friuli di Feletto spiega che «a queste condizioni è difficile pensare a una ripresa vigorosa in primavera». Con poche destinazioni da vendere «e con i decreti che di fatto spingono a stare a casa dopo le 18», l’agenzia viaggi di Feletto chiuderà nuovamente i battenti nei pomeriggi, in attesa di tempi migliori, come già avvenuto in novembre, quando il Friuli era stato relegato in zona arancione.

«In questo contesto ogni genere di programmazione è inutile, se non impossibile – rileva Marian –. In queste settimane le uniche operazioni che abbiamo portato a termine riguardano la vendita di biglietti aerei per i ricongiungimenti familiari o qualche destinazione europea per motivi di lavoro: ma per il resto è buio pesto». Il 2020 si è chiuso, per l’agenzia tavagnacchese, «con un calo del fatturato compreso tra il 75 e l’80 per cento. L’auspicio ora è che i ristori promessi dal governo arrivino in tempi brevi: quelli previsti dal Dl Rilancio sono arrivati a fine agosto e hanno previsto il ristoro del 15 per cento circa delle cifre non incamerate a causa del lockdown – indica l’imprenditore –, mentre i ristori del decreto agosto e quelli a seguire ancora non sono arrivati: considerando che siamo completamente fermi, ci attendiamo risposte forti da chi ci governa».

Il vaccino è la conditio sine qua non per sperare in una ripartenza vigorosa dei viaggi. «Bisognerà attendere almeno fino all’estate per quel che si percepisce», spiega Nevio Padovani, titolare della Abaco Viaggi di Codroipo, realtà che può contare su 55 dipendenti e un fatturato che nel 2019 ha toccato i 55 milioni di euro. «Quest’anno abbiamo guadagnato l’80 per cento in meno e ci siamo trovati nelle condizioni di dover rimodulare la nostra proposta, puntando quasi esclusivamente sul mercato italiano: abbiamo puntato all’80 per cento sui trasferimenti in pullman, che vengono sanificati quotidianamente, con una media di riempimento che non supera le 35 persone».

Tra le tante difficoltà, il continuo saliscendi innescato dalle modifiche normative introdotte dai vari Dpcm: «Il cambio di regole disorienta anche chi fa programmazione a breve termine – spiega l’imprenditore –. Non sai se chiudono un museo o no, se resta possibile spostarsi da una regione all’altra: prendiamo impegni con guide, palazzi, pullman, con i fornitori e diventa spesso difficile all’ultimo momento stornare o annullare certe destinazioni».

Anche Alessandro Venturini di Spada Viaggi vede un futuro a tinte fosche: «Al momento non abbiamo richieste da parte dei clienti: ci limitiamo a piccole operazioni legate al ricongiungimento familiare o alle trasferte di lavoro. La verità è che dopo la seconda ondata la voglia di viaggiare delle persone è stata ulteriormente intaccata. Abbiamo perso nel 2020 tra l’80 e il 90 per cento del fatturato e al momento è impossibile operare con licenziamenti: ci organizziamo su più turni, cercando di far lavorare tutti».

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