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Addio a Patelli, dentista con la passione per lo sport

Il dottor Patelli è il secondo da sinistra

UDINE. Del Friuli si era innamorato quando aveva prestato servizio come ufficiale medico alla caserma di Jalmicco. E il Friuli poi il medico chirurgo dentista Paolo Patelli, originario di Roma, dove si era laureato e aveva iniziato a lavorare in ospedale, l’aveva scelto come luogo dove aprire i suoi due studi, uno a Udine in via Caterina Percoto e uno a Monfalcone chiuso l’anno scorso. Dopo aver lottato per molti anni contro la malattia ieri, a 75 anni, è morto all’ospedale di Udine dove era stato ricoverato da alcuni giorni e dove aveva anche contratto il Covid.


Cinquant’anni di professione, una vita dedicata al lavoro con una grande passione per lo sport, per il calcio e il basket sopratutto. Patelli, tifoso della Lazio («in una famiglia di romanisti» ricordano i parenti con un sorriso), per anni era stato presidente della società calcistica Trivignano Udinese e aveva collaborato come medico di campo della Prima squadra e delle giovanili dell’Apu Old Wild West Udine e della Dgm nell’ultimo campionato di C Silver. Inoltre era stato medico del comitato della Fip regionale del Fvg. «Ha sempre lottato contro la malattia senza lamentarsi – ricordano le figlie Vera e Clara –, in modo autonomo, non ha mai mollato e fino a quando ha potuto ha lavorato. Alla sua professione ha dedicato tutta la sua vita, svolgendola sempre con massimo impegno e professionalità ed era davvero amato da tutti».


Patelli, che lascia la moglie Gloria, affrontava la vita con il sorriso «con la sua innata solarità, con il suo essere di compagnia, con le sue battute sempre pronte che facevano divertire tutti, soprattutto quelle relative al calcio che inviava alla fine di ogni partita via sms, tanto che ormai quei messaggini erano attesi da tutti, e con la sua innata simpatia. Era impossibile non volergli bene. Nostro padre era davvero un grande amante della vita in tutte le sue sfaccettature» aggiungono poi le due figlie.

E dello sport in particolare. «Per tutti noi era un amico – ricorda Ezio Pascoli, storico dirigente dell’Apu –. Eravamo sempre insieme, ci seguiva durante le partite, dava sempre la sua disponibilità. Non dimenticherò mai i tanti momenti divertenti e conviviali trascorsi dentro e soprattutto fuori dal campo con gli sfottò sul calcio visto che lui era un laziale sfegatato. Era davvero una cara persona e un bravo professionista che ci mancherà moltissimo».




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