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Protesta dei ristoranti contro le misure anti-Covid, due locali restano aperti dopo le 18 e organizzano la cena

L’osteria “La Ciacarade” di via San Francesco, a Udine, e il ristorante “Le Magnolie” di Tavagnacco hanno deciso di tenere alzate le serrande

UDINE. La disobbedienza civile dei ristoratori friulani contro le decisioni restrittive anti-Covid del governo, ha fatto breccia anche in città e nell’hinterland. L’iniziativa #ioapro, promossa oggi, venerdì 15 gennaio, a livello nazionale, ha visto l’adesione dell’osteria “La Ciacarade” di via San Francesco, a Udine, e del ristorante “Le Magnolie” di Tavagnacco, che hanno continuato a servire ai tavoli anche dopo le 18, per dire basta ai divieti e alle restrizioni. Un esempio seguito da altri locali in Carnia e nel Medio Friuli.

Una decina in tutto i dissidenti che non accettano più di dover chiudere i battenti agli orari prestabiliti dal governo. In via San Francesco nessun commento da parte del titolare, che si è limitato a confermare l’intenzione di voler organizzare una «cena di protesta».

E dalle 18.10 in poi il locale ha iniziato a riempirsi, tra coppie e famiglie sedute ai tavoli e qualche avventore in piedi al bancone del bar. Tutti con indosso la mascherina e nel rispetto delle distanze di sicurezza, ma in un orario in cui l’osteria avrebbe dovuto restare chiusa.

Stesse scene anche nella trattoria “Le Magnolie” di Tavagnacco, dove alle 19 il locale era pieno e non accettava più prenotazioni. Avrebbe voluto essere della partita anche la pizzeria “La Combriccola” di via Muratti, a Udine, ma all’ultimo momento il titolare ha preferito tirarsi indietro. «Condivido le ragioni della protesta, la situazione è insostenibile – chiarisce – ma avendo ricevuto solo cinque prenotazioni dopo le 18 ho preferito chiudere. Se avessi avuto il locale pieno sarebbe stata un’altra storia, ma le persone hanno paura delle sanzioni».

Il passaparola sull’iniziativa #ioapro, in Friuli Venezia Giulia, è stata affidato ad alcune pagine Facebook e a un gruppo Telegram. Quest’ultimo chiede a chiare lettere «la riapertura di tutte le attività imprenditoriali danneggiate da misure di governo illegittime e assurde».

Tra gli slogan caldeggiati dai dissidenti c’è «io apro per non chiudere più», sintesi di un disagio che accomuna molti operatori. Anche se va detto che la maggior parte di loro, pur nelle difficoltà, ha preferito rispettare le regole, chiudendo regolarmente alle 18 e mandando via i clienti ancora presenti nei bar e nei ristoranti per l’aperitivo.

«Lo facciamo a malincuore, ma le regole vanno rispettate da tutti, anche se non piacciono – confessa un addetto ai lavori di piazza San Giacomo –. Se tutti iniziassimo a fare ciò che vogliamo o ciò che è meglio per le nostre tasche, dove andremmo a finire».

Sabato 16 gennaio sarà l'ultimo giorno di zona gialla prima del ritorno in fascia arancione, con bar e ristoranti che saranno nuovamente costretti ad affidarsi solo all’asporto. Venerdì sera i controlli in città e nell’hinterland erano in capo al personale della questura, con pattuglie in borghese e in divisa.

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